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Zorro, il leggendario difensore dei peones vittime di ingiustizie ed angheria nella California di dominazione spagnola, non è solo il protagonista di pellicole cinematografiche e fortunate serie televisive. E’ soprattutto il frutto della penna di Johnston Mc Culley, scrittore statunitense che pubblicò il primo racconto del giustiziere mascherato nel 1919. Zorro è, a tutti gli effetti, un personaggio (letterario, prima ancora che scenico) tutelato dalla disciplina del diritto d’Autore. E la Convenzione di Ginevra non è solo quella a cui si appellano gli ufficiali anglosassoni in quasi tutti i film ispirati ad episodi della seconda guerra mondiale per lamentare (di solito con scarsi risultati) le condizioni barbare in cui versano i loro soldati, internati in campi di prigionia giapponesi. Esistono molte Convenzioni firmate a Ginevra. Una di queste, la Convenzione Universale sul diritto d’Autore adottata a Ginevra nel 1952, stabilisce che le opere pubblicate per la prima volta sul territorio di uno Stato aderente alla Convenzione godono della stessa protezione che gli altri Stati aderenti riconoscono alle opere dei propri cittadini. Si tratta della cosiddetta “condizione di reciprocità”: se in Italia i diritti patrimoniali  sull’opera letteraria (e perciò anche dei personaggi di tale opera) hanno durata fino al 70° anno dalla morte dell’autore, la stessa tutela vale per le opere di cittadini stranieri, alla sola condizioni che la prima pubblicazione sia avvenuta in un altro Stato che abbia ratificato la Convenzione di Ginevra del 1952. E reciprocamente le opere pubblicate per la prima volta in Italia godranno, nell’altro Paese aderente alla Convenzione, della medesima tutela che questa garantisce ai propri autori.

Qualche anno fa il personaggio di Zorro fu utilizzato per la pubblicità televisiva e radiofonica di una nota acqua minerale. La Zorro Productions Inc., titolare dei diritti di sfruttamento del personaggio, che non aveva consentito tale utilizzo, intentò una causa avanti il Tribunale di Roma, che le diede ragione. Ed infatti sia l’Italia che gli Stati Uniti d’America – dove è stato pubblicato il primo racconto di Zorro – aderiscono alla Convenzione di Ginevra del 1952 (oltre che alla Convenzione di Berna del 1886 ed al Trattato di Washington del 1892, che già avevano sancito il principio di reciprocità), mentre  Johnston Mc Culley, l’autore del giustiziere mascherato, è deceduto nel 1958. Ne deriva che le opere di Mc Culley, e così anche Zorro, sono protette in Italia fino al 2028, per tutti i 70 anni successivi alla morte di Mc Culley.

La Corte di Appello di Roma, su ricorso dell’azienda che aveva diffuso la pubblicità dove compariva Zorro, con sentenza del 19 novembre 2012 riformò integralmente la decisione del Tribunale. La Corte riteneva applicabile al caso di specie il principio stabilito dall’art.188, comma 2, della nostra Legge sul diritto d’Autore (L. 1941/633), secondo cui ”la durata della protezione dell’opera straniera non può in nessun caso eccedere quella di cui l’opera gode nello Stato di cui è cittadino l’autore straniero”. Di conseguenza – sempre secondo la Corte – la tutela delle opere di Mc Culley non poteva avere durata, anche in Italia, superiore a quella accordata dalla legge statunitense, in particolare dal Copyright Act del 1909, il quale prevedeva (il passato è d’obbligo, perché questo atto è stato ampiamente riformato  dal nuovo Copyright Act, in vigore dal 1978) la protezione del diritto d’Autore per 28 anni decorrenti dalla data di prima pubblicazione dell’opera. E poiché il primo racconto di Mc Culley fu pubblicato negli USA nel 1919, Zorro doveva ritenersi caduto in pubblico dominio già nel 1947.

Inspiegabilmente, però, la Corte d’Appello aveva omesso di considerare che l’applicabilità dell’art.188, comma 2, Legge Autore, è stata sospesa a tempo indeterminato da un decreto del 1946 (d. lgs. c.p.s. n.82/’46) e che pertanto non esisteva alcun motivo per negare alle opere di Mc Culley la condizione di reciprocità di cui alla Convezione di Ginevra del 1952.

A rendere giustizia a Zorro ci ha pensato di recente la Corte di Cassazione. Con sentenza n.32 del 3 gennaio 2017 la Suprema Corte, accertata la svista della Corte d’Appello sulla inapplicabilità dell’art.188, comma2, Legge Autore, ribadiva la tutela accordata a Mc Culley e Zorro sulla base della Convenzione di Ginevra del 1952 e degli altri trattati internazionali intervenuti, anche in materia di diritto d’Autore, fra il nostro Paese e gli USA. La sentenza della Corte d’Appello veniva pertanto annullata e Zorro tornava ad essere patrimonio esclusivo di chi ne detiene i diritti di sfruttamento, almeno fino a tutto il 2028.

Da tener presente che oggi alla Convenzione Universale sul diritto d’Autore adottata a Ginevra nel 1952 aderiscono oltre 120 Paesi di tutto il mondo, e che anche altri Trattati internazionali e Convenzioni bilaterali prevedono la condizione di reciprocità, fra Stati aderenti, della tutela dell’autore e delle sue opere.

Avv. Pierluigi Cottafavi


categoria:Diritto d’autoreNews