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Il 10 marzo u.s. il Tribunale di Bologna ha pubblicato un’ordinanza con cui ha dichiarato che il profilo Facebook di un avvocato e le due pagine di collezionismo e storia militare ad esso collegate sono stati rimossi dalla piattaforma social senza alcuna valida motivazione.

Il Tribunale ha anche stabilito che la distruzione di tutti i dati collegati all’utente da parte di Facebook senza alcuna possibilità di riattivare il profilo rivela una condotta negoziale palesemente contraria ai doveri di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto ed è diretta intenzionalmente a provocare un danno ingiusto a questo utente, impossibilitato così ad utilizzare la rete di contatti sociali costruita negli anni sulla piattaforma.

L’utente in questione ha infatti allegato di essere titolare da oltre un decennio di un account social molto attivo e ricco di contatti, interazioni e scambi con la community Facebook e quindi di grande rilevanza per la sua vita di relazione e la sua immagine e identità personale.

Secondo il tribunale bolognese non può dubitarsi che l’utente offra al gestore del social in questione, con atto negoziale dispositivo, l’autorizzazione a utilizzare i propri dati personali a fini commerciali e quindi nonostante la dichiarazione di Facebook di gratuità del servizio sussiste per entrambi i contraenti il requisito della patrimonialità della prestazione oggetto dell’obbligazione, tenuto anche conto dell’interesse del gestore a utilizzare i dati personali degli utenti per veicolare comunicazioni pubblicitarie mirate.

In conformità a quanto già sostenuto dai giudici amministrativi nelle note sentenze che sono state commentate in altri articoli della nostra newsletter, anche questo giudice civile ritiene indubbio che i dati personali dell’utente abbiano un manifesto valore economico e siano inquadrabili come controprestazione nel rapporto utente-gestore.

Poiché nel caso di specie la cancellazione dei dati da parte di Facebook non è stata giustificata da alcuna ragione, come poteva essere ad esempio la reazione alla pubblicazione di post offensivi, discriminatori o razzisti o di fake news da parte dell’utente che non si è però verificata nel caso in esame, Facebook è stata condannata a risarcire all’interessato in questione il danno subito per la lesione delle sue relazioni social, che è stato liquidato nell’importo complessivo di euro 14.000.

Un valore economico, tutto sommato, non di poco conto.

 

Avv. Santina Parrello


categoria:Pratiche commerciali scorrette e aggressivePrivacy e diritti della personalità