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Con sentenza 14-5-2019 n. 12848 la Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato dal Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena avverso la decisione dell’UIBM che aveva negato la registrazione del marchio collettivo denominativo “Aceto Balsamico di Modena” con riferimento ai prodotti specifici “Aceto balsamico di Modena” e “Condimenti all’Aceto balsamico di Modena”.

La Suprema Corte ha confermato la pronuncia della Commissione dei Ricorsi, basata sul presupposto che, nell’elenco dei prodotti della Classe 30 della classificazione di Nizza non sono presenti diciture specifiche riferite alla città di Modena, ma si menzionano solo i prodotti generici “aceto” e “condimenti”.

La sentenza si segnala soprattutto perché affronta due questioni di particolare interesse. La prima riguarda il carattere esemplificativo o tassativo dell’elencazione dei prodotti e servizi delineata dalla Classificazione di Nizza del 15 giugno 1957; la seconda concerne invece la registrazione, come marchio collettivo, di un segno che corrisponde ad una Indicazione Geografica Protetta a mente dell’art. 11 c.p.i.

Quanto al primo aspetto occorre premettere che, a sostegno della tesi della ricorrente, la natura esemplificativa della classificazione di Nizza era stata decretata dall’art. 2 dello stesso accordo. Tuttavia il Codice di Proprietà Intellettuale (d.lgs. 10 febbraio 2005 n. 30) all’art. 156, lett. d) ha imposto l’osservanza della classificazione di Nizza “per tutti i prodotti e i servizi elencati nella domanda di registrazione del marchio”, dal che si deduce l’impossibilità per il richiedente di apportare modifiche all’elencazione stessa.

Nel caso che ci occupa la Corte, confermando la posizione assunta dalla Commissione dei Ricorsi ha affermato che la registrazione di un marchio per prodotti specifici, non ricompresi nella classificazione di Nizza, comporterebbe una rimodulazione dell’elenco dei beni oggetto della classificazione, non per genere dei prodotti, ma per caratteristiche specifiche ulteriori. Di conseguenza sono del tutto irrilevanti, secondo la Corte, le doglianze della ricorrente concernenti la mancata considerazione della natura di IGP del marchio in questione.

Un’ altra affermazione sollevata dalla ricorrente riguarda il rapporto tra marchi collettivi e denominazioni geografiche.

Com’è noto il marchio collettivo, in deroga all’art. 13 c.p.i., può consistere in una denominazione geografica, svolgendo, al pari delle DOP e delle IGP, la funzione di garantire la qualità e l’origine di un prodotto.

Uno dei motivi che porta un imprenditore a chiedere la registrazione come marchio collettivo, di una denominazione d’origine è che le DOP o le IGP non vengono riconosciute in tutti i paesi, per cui si è dimostrata utile, come strumento di tutela nella lotta alla contraffazione, anche la registrazione di tali segni come marchi collettivi per sopperire alle lacune dei vari ordinamenti.

Le argomentazioni della ricorrente risultano così giustificate solo nella misura in cui viene chiesta la registrazione del marchio collettivo denominativo “Aceto Balsamico di Modena” per prodotti della classe 30. Lo stesso non si può dire, invece, per la pretesa del Consorzio di vedersi registrato tale marchio per prodotti specifici non compresi nella classificazione di Nizza. Infatti non si vede quale possa essere l’utilità di una specificazione ulteriore e aggiuntiva di prodotti all’interno della classe 30 dell’accordo di Nizza, posto che il marchio che reca l’IGP “Aceto Balsamico di Modena” non sarà certo impiegato per condimenti e aceti di altra provenienza che non sia Modena, così come, s’intende, il depositante del marchio “Parmigiano Reggiano” (DOP), o il titolare del “Nocciola Piemonte” (IGP) non hanno sentito il bisogno di richiedere un rifacimento ad hoc della classificazione di Nizza.

Dott.ssa Eleonora Carletti


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