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E’ noto che i prodotti del design industriale – tipicamente mobili e complementi d’arredo, ma non solo – possono essere oggetto di tutela ai sensi della Legge sul Diritto d’Autore ( L. n.633/1941). La tutela autorale del disegno industriale è stata introdotta nel nostro ordinamento nel 2001 a seguito del D.lgs. 95/2001, a sua volta emanato in attuazione della Direttiva 98/71/CE.

I prodotti del design industriale sono qualificabili come opere del Diritto d’Autore se, oltre al carattere creativo, possiedano anche “valore artistico” (art.2 Legge Autore). Carattere creativo e valore artistico sono parametri meta-giuridici e di per sé discutibili fuori da un contesto normativo. Ma mentre il primo requisito – che da sempre è richiesto per la tutela di qualsiasi opera, sia essa letteraria, musicale, figurativa o cinematografica – è ormai tipizzato da una giurisprudenza ultradecennale, il “valore artistico” rappresenta un elemento costitutivo relativamente nuovo e necessario per la tutela delle solo opere del design. Quest’ultime, peraltro, sono oggetti destinati per loro natura ad assolvere compiti funzionali, come quelli di una poltrona, di un letto, di una lampada, ed in essi non è facile individuare la coesistenza di un valore intellettuale come quello artistico e la funzionalità pratica del bene di uso quotidiano.

Secondo i nostri tribunali esiste comunque un parametro perchè il valore artistico sia individuabile nelle opere del design limitando, per quanto possibile, la valutazione soggettiva e discrezionale del giudicante. Questo criterio oggettivo è riscontrabile nel riconoscimento ed apprezzamento dell’opera del design presso ambienti culturali, l’esposizione in mostre o musei, la pubblicazione su riviste specializzate e non a carattere commerciale, l’attribuzione di premi, l’acquisto di un valore di mercato tale da trascendere quello legato alla sua funzionalità, la vendita sul mercato artistico e non in quello meramente commerciale (così, fra le più recenti, Trib. Milano 28.11.2017; Trib. Milano, 22.11.2017; Trib. Torino 24.05.2017).

La notorietà dell’autore dell’opera del design non è invece un indice sufficiente per attribuire valore artistico all’opera stessa. La provenienza da un designer di fama indiscussa costituisce un elemento di giudizio importante, ma non decisivo, giacchè il valore artistico – e quindi la tutela autorale – deve essere individuato nella singola opera (Trib. Torino, 24.05.2017), mentre la notorietà dell’autore depone evidentemente a favore della sua intera attività e di creazioni necessariamente anteriori a quella oggetto del giudizio. Questa tesi, attualmente condivisa da tutta la giurisprudenza in materia, ci trova concordi. Ed infatti, secondo quanto evidenziato anche dalla Cassazione (sentenza n. 23292 del 13.11.2015) “non necessariamente un noto artista produce in ogni caso opere di valore artistico”. Ma soprattutto la notorietà dell’artista è un riconoscimento che, se non addirittura postumo, sopravviene solitamente dopo anni di attività. Ed in questi anni le opere, pur se artisticamente valide, non godrebbero di alcuna tutela se la notorietà del loro autore fosse un criterio per valutarne il valore artistico. Mentre invece, per dirla come nella citata sentenza della Cassazione, “ è ben possibile che artisti non ancora riconosciuti producano opere aventi questo valore”.

 

Avv. Pierluigi Cottafavi


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