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Con sentenza del 15 settembre 2020, nelle cause riunite C-807/18 e C-39/19, la Grande Chambre della Corte di Giustizia ha esaminato la compatibilità col diritto dell’Unione delle offerte di telefonia cd. zero-rating. Si tratta di tariffe, ormai molto diffuse, che affiancano – ad un bundle di traffico periodico (i cd. giga inclusi) – la possibilità di navigare su determinate app o siti senza “consumare” traffico, cioè senza che i dati consumati per queste navigazioni vengano detratti dal bundle periodico.

Il problema principale di questo tipo di offerte riguarda la possibilità di continuare a navigare sulle app e sui siti “zero-rated” una volta esaurito il bundle di traffico incluso dell’offerta, e quindi quando la navigazione su altre app e siti non è più possibile.

In Italia la questione era stata affrontata dall’AGCom nel 2017, con la Delibera n. 123/17/CONS, che aveva dichiarato in contrasto con il Regolamento (UE) 2015/2120 i servizi offerti da un operatore telefonico che consentiva di continuare a fruire dei servizi “zero-rated” anche esaurito il traffico. L’Autorità aveva affermato che le tariffe “zero-rating” potessero essere commercializzate a condizione che venisse garantito, una volta esaurito il traffico dell’offerta, lo stesso trattamento a tutti i servizi offerti, e quindi al traffico internet nel suo complesso, indipendentemente dalle app o dai siti su cui veniva effettuato. Dal 2017, pertanto, tutte le offerte “zero-rating” degli operatori telefonici italiani prevedono il blocco generale del traffico una volta esaurito il bundle di dati, incluso quello effettuato sulle app “zero-rated”.

Ad analoghe conclusioni è giunta la Corte di Giustizia con la sentenza di cui si discute, rispondendo alle domande di pronuncia pregiudiziale sollevate dalla Corte di Budapest – Capitale, relativa alla compatibilità con l’art. 3, paragrafi 2 e 3 del Reg. (UE) 2015/2120 di questo tipo di servizi.

L’art. 3, par. 2, del Regolamento prevede infatti che gli accordi e le pratiche commerciali tra i fornitori di servizi di accesso ad internet e gli utenti finali non devono limitare l’esercizio dei diritti degli utenti finali, tra cui quello di utilizzare contenuti, applicazioni e servizi tramite un servizio di accesso ad internet.

Il paragrafo 3 prevede inoltre che i fornitori debbano trattare tutto il traffico internet allo stesso modo, senza discriminazioni, restrizioni o interferenze, in particolare a prescindere dalle applicazioni o dai servizi utilizzati. È possibile che i fornitori adottino misure di gestione del traffico ragionevoli. Perché possano definirsi “ragionevoli” è necessario che tali misure soddisfino tre requisiti: devono essere trasparenti, non discriminatorie e proporzionate; devono essere dettate da considerazioni relative alla qualità tecnica del servizio, e quindi dipendenti da specificità delle categorie di traffico; ed infine non devono controllare contenuti specifici e devono essere mantenute per il tempo strettamente necessario.

Le tariffe “zero-rating” ungheresi oggetto della questione permettevano, una volta esaurito il traffico, di continuare a navigare su determinate app e siti. Tali app e siti venivano quindi trattati in maniera diversa dal resto del traffico internet, e ciò in violazione dell’art. 3, par. 2, dato che l’accesso alle app e ai siti diversi da quelli inclusi nel pacchetto “zero-rating” era limitato. Inoltre tale discriminazione di traffico non possedeva i requisiti previsti dal paragrafo 3 per essere definita “ragionevole”, dato che erano dettate da considerazioni commerciali, e non tecniche; inoltre controllavano contenuti specifici e venivano mantenute per un periodo di tempo considerevole (pari appunto alla durata dell’abbonamento), e non per il tempo strettamente necessario previsto dalla norma.

Avv. Chiara Pappalardo


categoria:Pratiche commerciali scorrette e aggressive