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immagine articolo settembre 2019 (santi)

E’ stata  recentemente pubblicata una sentenza interpretativa della Corte di Giustizia UE sui social media plugin di sicuro interesse per i siti internet che li utilizzino (cfr. sent. Corte UE 29.7.2019, causa C-40/17). Segnalo subito che le considerazioni espresse dalla Corte nella sentenza sono valide anche se lette alla luce del nuovo Regolamento UE 679/2016, che ha abrogato la direttiva 95/46, applicabile ratione temporis alla causa che ha dato origine alla questione interpretativa.

La sentenza ha ad oggetto l’utilizzo dell’icona “LIKE” (“MI PIACE”) di FACEBOOK su un sito internet e-commerce di una società tedesca, che commercializza online articoli di abbigliamento (Fashion ID).

La Corte UE ha innanzitutto inquadrato la questione nel campo dell’applicabilità della direttiva privacy (95/46/CE) e non solo in quello della direttiva e-privacy sui cookie (2002/58/CE) poiché il tribunale tedesco cui è stata assegnata la causa principale avrebbe accertato che la pubblicazione del tasto “MI PIACE” consentiva di trasmettere a Facebook (e di ricevere da Facebook) non solo cookie, ma anche dati personali degli utenti del sito e-commerce.

Secondo l’interpretazione che ha dato la Corte, la società tedesca proprietaria del sito e-commerce può essere considerata contitolare con FACEBOOK del trattamento dei dati personali raccolti e trasmessi (o ricevuti) per il tramite del tasto “Mi PIACE” per fini commerciali e pubblicitari. Segnalo, per completezza, che sarà il tribunale tedesco – competente a decidere il caso che ha dato origine alla questione interpretativa – che dovrà accertare se in concreto sussista la contitolarità ipotizzata dalla Corte UE. Sarà, pertanto, interessante leggere anche la decisione che sarà emessa sul punto da tale tribunale.

Sempre secondo la Corte UE, la società proprietaria del sito in cui è pubblicato il pulsante “MI PIACE” di Facebook, quale (con)titolare del trattamento, è tenuta a somministrare l’informativa privacy sul trattamento dei dati così effettuato agli utenti del sito e raccoglierne il relativo consenso. Qualora si intendesse trattare i dati sulla base dell’interesse legittimo dei (con)titolari, la Corte ha anche avuto modo di chiarire che tale interesse dovrà sussistere ed essere giustificato con riferimento al bilanciamento dei diritti/interessi in gioco per entrambi i contitolari.

La sentenza in questione avrà implicazioni pratiche ed un impatto immediato sulla gestione futura dei social media plugin. Non solo quelli di Facebook, ma anche quelli degli altri social networks, quali ad esempio Instagram, Twitter, ecc.. Facebook ha già dichiarato sulla stampa che studierà con grande attenzione la sentenza al fine di conformarsi all’interpretazione data dalla Corte UE.

Per parte mia, nutro forti dubbi sul fatto che la soluzione della contitolarità prospettata dalla Corte sia percorribile in concreto perché dovrebbe essere sottoscritto con i social un accordo di contitolarità ex art. 26 GDPR, allo stato inesistente, e che sarà predisposto molto probabilmente secondo un format immodificabile dei social e presenterà posizioni di squilibrio a tutto vantaggio di questi ultimi. Senza considerare che la contitolarità presuppone una responsabilità solidale con il social network per il trattamento dei dati effettuato per il tramite del plug-in che andrebbe evitata.

Avv. Santina Parrello

 


categoria:NewsPrivacy e diritti della personalità