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La sincronizzazione – cioè l’abbinamento di un’opera musicale ad una sequenza di immagini – costituisce atto più complesso della semplice riproduzione dell’opera stessa, in quanto idonea a creare una nuova opera audiovisiva e dunque a compromettere il diritto morale dell’autore. Pertanto, a prescindere dalla tipologia del supporto cui l’opera viene abbinata, sia esso un film, una pubblicità, o una fiction televisiva, è necessario l’esplicito consenso dell’autore dell’opera. La licenza concessa dalla SIAE non è sufficiente, non rientrando tra i diritti affidati alla sua gestione quello di sincronizzazione.

Questi sono i principi espressi di recente dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 29811 del 12.12.2017 che ha deciso la questione insorta tra la Sony e la RAI (più altri), relativamente all’avvenuta sincronizzazione di 29 opere musicali con le immagini della fiction “Un posto al sole”. Secondo la Corte, i giudici di merito avevano erroneamente ritenuto che la licenza SIAE/RAI, avente ad oggetto i 29 brani musicali, riguardasse anche il processo di sincronizzazione dei detti brani. Era invece necessario, come accennato, munirsi di un’apposita, specifica autorizzazione da parte degli autori e dei titolari dei diritti di sfruttamento economico di esse.

Avv. Luciana Porcelli    


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