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Sulla Gazzetta Ufficiale del 13 marzo scorso è stato pubblicato il decreto legge 11 marzo 2020, n. 16 “Disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021 – 2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria”, di cui avevamo parlato in uno degli scorsi numeri della newsletter.

Il decreto, oltre alla normativa ad hoc per l’organizzazione degli eventi sportivi indicati, contiene al Capo III la “disciplina del divieto di pubblicizzazione parassitaria”, che costituisce la prima disciplina organica del fenomeno dell’ambush marketing nel nostro ordinamento.

Rispetto al testo che era informalmente circolato durante il mese di febbraio, non vi sono differenze per quanto riguarda le condotte vietate, elencate nell’art. 10 del decreto legge: come è stato illustrato con maggior dettaglio qui, ,queste comprendono il divieto di creare un collegamento con i segni distintivi degli organizzatori idonei a far credere – contrariamente al vero – di essere sponsor dell’evento; il divieto di presentarsi come sponsor, anche in questo caso contrariamente al vero; sono inoltre espressamente vietate le attività di promozione di un marchio o di un’impresa effettuate nel corso degli eventi, nei luoghi dove questi si svolgono, o nelle loro immediate vicinanze; ed è vietato l’uso di segni distintivi per contraddistinguere prodotti o servizi idonei a creare confusione con i segni distintivi degli eventi.

Vi sono però delle differenze, rispetto al testo precedente. In primo luogo, all’art. 10, co. 1, è stato delimitato l’ambito di applicazione: mentre nella bozza che era circolata le disposizioni erano applicabili in occasione di ogni grande evento nazionale o internazionale (fossero sportivi, fieristici o spettacoli), nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’ambito è stato ristretto agli eventi sportivi o fieristici, escludendo quindi i grandi eventi  dello spettacolo. Altra modifica rilevante riguarda la cornice edittale della sanzione amministrativa che può essere irrogata dall’Autorità Garante in relazione a dette pratiche: potrà andare da un minimo di 100.000 euro (un quinto rispetto ai 500.000 euro previsti dalla bozza del disegno di legge), ad un massimo di 2 milioni e 500 mila euro.

La disciplina del divieto di pubblicizzazione parassitaria ha l’indubbio merito di definire quale sia l’ambush marketing illecito (ovvero quello che tragga in inganno sulla qualifica di sponsor), ammettendo pertanto che possano esistere forme di cd. ambush marketing lecito, quando non si verifichino rischi di inganno sulla qualifica – o meno – di sponsor di un evento di grande risonanza mediatica.  A parte questo, però, la nuova disciplina lascia qualche dubbio.

In primo luogo perché non introduce alcuna nuova figura di illecito: le condotte indicate all’art. 10 del d.l. sono già illecite alla luce della normativa esistente. Fermi restando gli illeciti di natura civilistica (sia per quanto riguarda la tutela dei segni distintivi, sia per quanto riguarda le norme a tutela della leale concorrenza) espressamente fatti salvi dall’art. 13 del decreto, le condotte descritte dall’art. 10 si possono già considerare pratiche commerciali ingannevoli. Come abbiamo visto, tratto comune delle condotte descritte è l’idoneità a trarre in inganno sulla reale qualifica di sponsor. A mio avviso questo può già rientrare nella definizione di pratica commerciale ingannevole prevista dall’art. 21 cod. cons., che considera ingannevole la pratica idonea ad indurre il consumatore sulla natura o le qualifiche del professionista, tra cui può rientrare quella di “sponsor ufficiale” di una prestigiosa manifestazione.

In secondo luogo può lasciare perplessi la decisione di attribuire la competenza per le violazioni all’AGCM. Si tratta di un ambito prettamente privatistico, ed afferente ad un rapporto di natura strettamente economica tra l’organizzatore della manifestazione e lo sponsor ufficiale, che sono anche i soggetti principalmente danneggiati da atti di ambush marketing. Forse, per la tutela di tali interessi, la scelta di un procedimento di natura amministrativa, quale quello avanti all’AGCM, che opera d’ufficio e non su impulso di parte, e che prevede sanzioni amministrative invece che risarcitorie, può non essere la strada migliore.

 Avv. Chiara Pappalardo.


categoria:NewsPratiche commerciali scorrette e aggressive