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Nel corso del 2012 Carrefour ha diffuso in Francia un’importante campagna pubblicitaria incentrata sullo slogan “garantie prix le plus bas Carrefour”. Nella campagna, diffusa sulle principali reti televisive francesi, venivano messi a confronto i prezzi praticati da Carrefour con quelli di altre catene di supermercati concorrenti, fra cui quelli Intermarché, su 500 prodotti di grande marca. La promozione offriva il rimborso del doppio della differenza di prezzo se il consumatore avesse trovato prezzi più bassi presso altri esercizi.

Intermarché citava Carrefour avanti al Tribunale di Parigi, lamentando la scorrettezza del confronto effettuato da Carrefour e l’ingannevolezza della pubblicità. Infatti i negozi Intermarché su cui veniva effettuato il confronto erano tutti supermercati, mentre i negozi Carrefour erano tutti ipermercati, circostanza che non risultava dalla pubblicità. Quella televisiva si limitava ad indicare, sotto il marchio Intermarché, la scritta “super”; mentre sull’home page del sito Carrefour veniva precisato che la “garanzia del miglior prezzo”, ovvero quella che dava diritto al rimborso del doppio della differenza di prezzo, era valida esclusivamente per gli ipermercati Carrefour.

Il Tribunale di Parigi accoglieva le istante di Intermarché, condannando Carrefour al risarcimento del danno ed inibendo l’ulteriore diffusione della pubblicità. Nel corso del giudizio d’appello, Carrefour ha sollevato una questione pregiudiziale relativa all’interpretazione della direttiva 2006/114 sulla pubblicità ingannevole e comparativa. Pertanto la Corte d’Appello ha sospeso il giudizio, chiedendo alla Corte di Giustizia se:

–          l’art. 4, lett. a) e c) della direttiva, ai sensi del quale la pubblicità comparativa è lecita se non è ingannevole e confronta obiettivamente una o più caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili e rappresentative, debba essere interpretato nel senso che un confronto dei prezzi di prodotti venduti da insegne di distribuzione sia lecito solo quando i prodotti siano venduti in negozi identici quanto a tipologia o dimensione;

–          l’informazione relativa alla tipologia e alle dimensioni dei negozi i cui prezzi vengono confrontati sia un’informazione rilevante per il consumatore ai sensi della direttiva sulla pubblicità ingannevole 2005/29, e nel caso quanto debba essere evidenziata tale informazione.

Con sentenza dell’8 febbraio 2017 (causa C-562/15), la Corte di Giustizia ha affermato che l’art. 4 della direttiva 2006/114 nulla dice in merito alle dimensioni e tipologie dei negozi,  ma, dovendo la pubblicità comparativa essere obiettiva e non ingannevole, in determinate circostanze la tipologia dei negozi in cui sono stati rilevati i prezzi messi a confronto può falsare l’obiettività dello stesso. Questo può avvenire in particolare quando le diverse insegne coinvolte nel confronto posseggano diverse tipologie di punti vendita.

Ugualmente, la direttiva 2005/29 sulle pratiche commerciali scorrette non fornisce una nozione di “informazioni rilevanti”, ma deriva chiaramente dall’art. 7 che è rilevante quella informazione di cui il consumatore medio ha bisogno per prendere una decisione consapevole di natura commerciale.

Conclude quindi la Corte che spetta al giudice nazionale valutare caso per caso se il confronto è effettuato con modalità scorrette. Nel caso in esame un confronto di tal fatta è idoneo ad indurre in errore i consumatori, facendogli credere che i prezzi posti a confronto siano i prezzi di vendita di tutti gli esercizi di una determinata insegna, indipendentemente dalle dimensioni e dalla tipologia. Ne consegue che l’indicazione della tipologia di negozio in cui sono stati rilevati i prezzi messi a confronto può a ragione essere considerata un’informazione rilevante per il consumatore, ai sensi della direttiva 2005/29.

Avv. Chiara Pappalardo


categoria:NewsPratiche commerciali scorrette e aggressivePubblicità e comunicazione d’impresa