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Tra le molte novità introdotte dalla cd. Direttiva Copyright (direttiva 2019/790, pubblicata  sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 17 maggio 2019, che entrerà in vigore il prossimo 6 giugno), quella più rilevante riguarda la disciplina del “prestatore di servizi di condivisione di contenuti online”, che prende atto dei profondi mutamenti che hanno caratterizzato l’ambito digitale negli ultimi anni, in particolare la nascita e la diffusione dei social network.  La direttiva individua infatti, ai fini della tutela del diritto d’autore, una quarta tipologia di prestatore di servizi della società dell’informazione (accanto ai mere conduit, ai fornitori di servizi di chaching e agli hosting, disciplinati dalla direttiva 2000/31/CE) la cui attività principale è quella “di memorizzare e dare accesso al pubblico a grandi quantità di opere protette dal diritto d’autore o altri materiali protetti caricati dai suoi utenti, che il servizio organizza e promuove a scopo di lucro” (art. 2, punto 5). Sono espressamente escluse da questa definizione le enciclopedie online senza scopo di lucro (Wikipedia), i servizi cloud, le piattaforme di sviluppo e condivisione di software open source ed i repertori didattici e scientifici.  La disciplina dettata dalla direttiva riguarda il regime di responsabilità dei social network, e recepisce una serie di conclusioni già raggiunte negli ultimi anni dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia. L’art. 17 della direttiva prevede, al primo comma, che il prestatore di servizi di condivisione di contenuti online (ovvero il social network) effettui un atto di comunicazione al pubblico, o un atto di messa a disposizione al pubblico, quando concede l’accesso al pubblico a opere protette o altro materiale caricato dai suoi utenti. Come specificato al terzo comma del medesimo articolo, quindi, le piattaforme come Facebook o YouTube non potranno più dichiararsi non responsabili delle violazioni del diritto d’autore effettuate dai propri utenti, poiché, in relazione a questi diritti, non si applica il regime di irresponsabilità previsto per gli hosting provider dall’art. 14, dir. 2000/31/CE. Perché la piattaforma non venga considerata responsabile della violazione del diritto d’autore effettuata da uno dei suoi utenti, infatti, è necessario che questa dimostri, cumulativamente,  di: a) aver compiuto i massimi sforzi per ottenere l’autorizzazione da parte del titolare del diritto d’autore; b) aver compiuto il massimo sforzo per assicurare che non siano rese disponibili opere coperte da diritti; e c) non solo di aver agito tempestivamente per rimuovere il contenuto condiviso in violazione dei diritti, ma anche di aver compiuto il massimo sforzo per impedire nuovi caricamenti. Con il nuovo regime, quindi, la piattaforma non potrà limitarsi a sostenere di non essere a conoscenza della natura illecita del contenuto condiviso, e a rimuoverlo una volta accertata la natura illecita, come prevede l’art. 14 dir. 2000/31/CE. Questo stringente regime di responsabilità ha come fine principale, esplicitato dallo stesso art. 17, di favorire la diffusione di licenze tra i titolari dei diritti e le piattaforme di condivisione; licenze, come espressamente previsto dal comma secondo, che coprano anche gli atti compiuti dagli utenti dei social network, quando non agiscano su base commerciale. Un regime di responsabilità meno severo di quello appena descritto è previsto per le piattaforme startup, ovvero quelle costituite da meno di tre anni e con un fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di euro, e che nell’anno precedente hanno avuto meno di 5 milioni di visitatori al mese.

Al di là delle polemiche che hanno accompagnato i lavori parlamentari della direttiva, come abbiamo anticipato il regime di responsabilità previsto dall’art. 17 è già stato affermato dalla giurisprudenza in relazione ai social network, anche sulla base della legislazione previgente: si veda da ultimo la sentenza della Cassazione 7708 del 19 marzo 2019 sul caso Mediaset-Yahoo! di cui abbiamo dato notizia nello scorso numero.

Avv. Chiara Pappalardo


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