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Come sappiamo, la tutela del diritto d’autore on line è un argomento estremamente complesso. Dopo i primi anni di assoluta mancanza di regole, i tentativi di disciplinare la rete hanno trovato soluzioni draconiane, come il Digital Millennium Act o, per restare in Italia, il Regolamento AGCom in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica; soluzioni che prevedono il blocco dei siti che diffondo materiale coperto da diritto d’autore.

Una vita di mezzo tra il “Far West” privo di norme e il blocco totale dei siti in odore di pirateria è offerto da Google con il sistema di “Content ID”. Questo strumento permette da un lato ai titolari dei diritti di controllare, e monetizzare, la diffusione delle proprie opere, e dall’altro permette agli utenti/creatori di utilizzare parti di opere protette senza incorrere rischi.

Attraverso questo sistema i titolari di opere protette che rispondono a determinati requisiti (indicati sulle pagine di assistenza di Google) possono fare domanda perché le loro opere (prevalentemente musicali o audiovisive) siano inserite nella banca dati che monitora costantemente i video caricati su You Tube. Quando un nuovo video caricato risulta contenere in tutto o in parte di un’opera protetta, il titolare dei diritti può decidere come agire: o, tradizionalmente, bloccando il video, oppure può permettere che il video rimanga sulla piattaforma, ma con l’indicazione del titolare e – soprattutto – venendo monitorato e monetizzato da parte del titolare. La monetizzazione avviene mediante l’inserimento di contenuti pubblicitari nel video, e il titolare dei diritti riceve tutto o parte dei proventi pubblicitari derivant  i da ogni visualizzazione.

Possiamo notare che il sistema è una sorta di licenza a posteriori, le cui royalties sono costituite dagli introiti pubblicitari, la cui gestioni avviene del tutto in automatico. Il principale vantaggio, rispetto alle licenze tradizionali, consiste nella sua semplicità di utilizzo, data dal fatto che la ricerca dei titolari delle opere avviene in automatico, così come automatica è la riscossione delle royalties (che di fatto vengono pagate da un soggetto terzo, ovvero You Tube attraverso i propri inserzionisti). Il titolare dei diritti continua ad avere la piena disponibilità dell’opera, poiché da un lato decide quali opere inserire nel catalogo del Content ID, dall’altro decide caso per caso se bloccare, monetizzare o limitarsi a monitorare il video che contiene la propria opera. Quest’ultima opzione è particolarmente utile per valutare se il video riceve abbastanza visualizzazioni da rendere conveniente l’inserimento di annunci pubblicitari, che possono essere di terzi o propri (pensiamo ad esempio alle grandi case discografiche o alle major cinematografiche).

Sistemi di controllo automatico dei contenuti si stanno diffondendo anche su altri tipi di piattaforme, e con riferimento a altre tipologie di diritti. E-bay  ha sviluppato un progetto analogo, il Programma di verifica dei diritti di proprietàVeRO”, incentrato sulle privative industriali (marchi, brevetti,  modelli, etc…), che funziona sia su impulso di parte, sia in maniera automatica,  sulla base di specifici accordi con i titolari dei diritti.

Avv. Chiara Pappalardo


categoria:Diritto d’autoreNews