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Nella propria relazione annuale sulla politica di concorrenza dell’Unione Europea, adottata lo scorso 18 giugno, il Parlamento UE ha preso posizione sulla questione della microtargetizzazione degli annunci pubblicitari. Al punto 105 della propria relazione il Parlamento invita la Commissione a vietare che le piattaforme di social network diffondano annunci pubblicitari microtargettizzati, favorendo al contempo una maggiore trasparenza nei confronti degli utenti.

La questione della microtargettizzazione degli annunci ha iniziato a porsi con maggiore urgenza a seguito dello scandalo di Facebook – Cambridge Analytica, esploso nel 2018. Tale profilazione estremamente precisa è stata utilizzata nel corso di alcune campagne elettorali, in particolare il referendum su Brexit e le elezioni presidenziali americane del 2016. Al di là delle implicazioni specifiche legate alla diffusione di messaggi politico-elettorali, il problema della microtargettizazione del pubblico a cui vengono veicolati gli annunci riguarda qualunque messaggio pubblicitario. Tramite la microtargetizzazione è infatti possibile arrivare ad un livello di profilazione dei consumatori estremamente dettagliato, in particolare quando tra i dati raccolti ci siano anche quelli dei social network.

Questo permette di diffondere – ad un particolare consumatore – messaggi rispondenti non a generici interessi, ma a specifiche e recenti necessità e bisogni.  In ambito di valutazione della liceità dei messaggi pubblicitari, esiste da tempo la categoria del “consumatore debole” in relazione a peculiari tipologie di prodotti (ad esempio i prodotti per il controllo del peso e per il trattamento della calvizie). Questo perché si è ritenuto (a torto o a ragione) che un consumatore affetto da un particolare problema sia talmente interessato a risolverlo da valutare con meno distacco e senso critico un messaggio pubblicitario, credendo più facilmente a promesse palesemente inveritiere che verrebbero facilmente riconosciute come tali, se fatte in relazione a prodotti sentiti come meno “necessari”.

Con la microtargettizzazione, di fatto, qualunque consumatore può essere considerato come “consumatore debole”; questa volta non con riferimento a categorie predeterminate di prodotti, ma con riferimento ai suoi singoli, e specifici, bisogni attuali. Allo stato quello del Parlamento UE è un invito alla Commissione a vietare questo tipo di pubblicità. Non resta che vedere se e in che modo tale invito verrà accolto.

Avv. Chiara Pappalardo 


categoria:Privacy e diritti della personalità