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Sulla Gazzetta Ufficiale del 6 novembre è stata pubblicata la legge di delegazione europea 2016 – 2017, con la quale il Governo è stato delegato ad emanare norme per l’adeguamento dell’ordinamento italiano ad un certo numero di direttive e regolamenti UE, fra cui la direttiva marchi (dir. 2015/2436) e il GDPR (regolamento 2016/679 sulla protezione dei dati personali).

La delega per il recepimento della direttiva marchi comporterà l’introduzione di non poche modifiche al Codice della proprietà industriale: da segnalare, fra le novità sostanziali, l’ampliamento dei motivi di nullità assoluta del marchio e del divieto di registrazione delle indicazioni protette (denominazioni di origine, indicazioni geografiche, menzioni tradizionali per i vini, specialità tradizionali garantite, varietà vegetali registrate); l’ampliamento dell’ambito di protezione del marchio, con l’introduzione ad esempio dell’obbligo per l’editore di un dizionario o di un’enciclopedia di specificare, a richiesta del titolare, che una certa parola costituisce un marchio registrato, e non una denominazione generica (così contrastando i processi di decadenza per volgarizzazione); l’introduzione della categoria dei marchi di certificazione, diversi dai marchi collettivi e volti a contraddistinguere i prodotti o servizi certificati dal titolare del marchio. Grandi novità sono previste anche dal punto di vista procedurale, con l’introduzione di una procedura amministrativa davanti all’UIBM per ottenere la decadenza o la nullità di un marchio già registrato, procedura che dovrebbe essere “efficiente e rapida” e che comunque fa salvo il diritto delle parti a ricorrere, in alternativa, all’autorità giudiziaria.

Il termine per l’esercizio della delega è di dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, e scadrà quindi il 21 novembre 2018: con qualche mese di anticipo rispetto al termine del 14 gennaio 2019, fissato per l’adeguamento alle disposizioni di carattere sostanziale della direttiva; e con oltre quattro anni di anticipo rispetto al termine fissato per l’attuazione delle procedure amministrative di nullità e decadenza. C’è da augurarsi che per quest’ultimo aspetto il Governo si astenga dall’esercitare la delega: l’UIBM è già in affanno per la gestione della procedura di opposizione alla registrazione, operativa solo da pochi anni, e non si capisce come potrebbe gestire efficacemente e rapidamente anche i procedimenti di nullità e decadenza, sicuramente più complessi sotto il profilo valutativo e probatorio.

Passando al secondo argomento, vi è da dire che il GDPR (General Data Protection Regulation, secondo l’acronimo inglese generalmente utilizzato) è appunto un regolamento, come tale direttamente efficace negli stati membri senza bisogno di un atto di recepimento. Molto opportunamente tuttavia il Parlamento ha ravvisato un’esigenza di chiarezza, stabilendo che la legge delegata dovrà abrogare espressamente le disposizioni del Codice privacy incompatibili con il regolamento, contenere norme ad hoc per dare attuazione alle disposizioni del regolamento che non siano direttamente applicabile, prevedere l’emanazione di specifici provvedimenti attuativi da parte del Garante privacy, ed infine adeguare il sistema sanzionatorio vigente alle disposizioni del GDPR, così circoscrivendo in qualche modo, si spera, l’ampia discrezionalità che l’art. 83 del regolamento attribuisce all’Autorità di controllo, che in determinati casi può infliggere sanzioni pecuniarie fino a 10 milioni di euro, o fino al 2% del fatturato mondiale annuo dell’esercizio d’impresa precedente. Il termine per l’esercizio della delega in questo caso è di sei mesi, e dunque fino al 21 maggio 2018; giusto qualche giorno prima della data – 25 maggio 2018 – in cui il regolamento diventerà applicabile. E in questo caso, per il bene degli operatori, c’è da augurarsi che la delega venga esercitata, magari con un certo anticipo.

Avv. Paolina Testa   


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