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La possibilità di sfruttare l’altrui notorietà acquisita negli anni attraverso costose campagne pubblicitarie fa gola a molti, dal momento che, com’è facile intuire, permetterebbe ai concorrenti di godere del credito acquisito sul mercato dal prodotto più noto, senza dover pianificare e diffondere costose campagne pubblicitarie. Tale possibilità è astrattamente possibile fintantoché, il titolare che ritiene leso il campo della propria privativa, non decide di inibire tale condotta, evitando il protrarsi di qualsiasi effetto negativo sul mercato.

Particolarmente attento alla tutela dei propri segni distintivi è sicuramente il Gruppo Gambero Rosso che già nel 2008 aveva chiesto e ottenuto dal Tribunale di Roma l’inibitoria alla pubblicazione della guida gastronomica denominata “Il Gambero Rozzo” atteso che tale testata, palesemente richiamante il marchio più celebre, ne sfruttava parassitariamente la fama violando così i segni distintivi della ricorrente.

Con un nuovo ricorso depositato innanzi al giudice capitolino le ricorrenti Gambero Rosso SpA e Gambero Rosso Digital Srl hanno richiesto l’inibitoria all’uso del marchio complesso “il Gambero Verde” utilizzato dalla resistente quale intestazione del settimanale della rivista “il Nuovo Manifesto” dedicata all’alimentazione, con particolare attenzione ai cibi biologici e alle coltivazioni sostenibili.

La ricorrente precisava di aver collaborato per lungo tempo con il quotidiano “Il Manifesto”, pubblicandovi come inserzione la rivista mensile “Gambero Rosso”; e che cessata la collaborazione, la società che era succeduta a “Il Manifesto”, ora denominata “Il Nuovo Manifesto”, aveva lanciato un nuovo supplemento al quotidiano, intitolato “Gambero Verde”; iniziativa che a detta della ricorrente avrebbe sfruttato illegittimamente la notorietà acquisita dalla celebre rivista, ingenerando nel pubblico dei lettori l’idea che una nuova collaborazione editoriale era stata intrapresa dalla stessa attraverso il lancio di una nuova rivista.

La resistente, costituitasi in giudizio, ha chiesto il rigetto delle pretese avversarie, sostenendo che la denominazione “Gambero Verde” non avesse niente a che fare con la precedente testata, ma rappresentasse “una metafora ecologista dei conflitti in atto, determinata dalla svolta negativa intrapresa dal neoeletto Presidente statunitense Donald Trump di voler uscire dagli Accordi di Tokyo.”

Deduceva inoltre come oggetto delle inchieste della testata non era il settore enogastronomico, bensì il mondo dell’ambientalismo e la green economy nel suo complesso.

Con ordinanza del 18.5.2018 il Tribunale di Roma ha accolto integralmente le istanze della ricorrente:

  1. inibendo alla resistente l’utilizzo in ogni forma del segno contestato;
  2. ordinando il ritiro dal commercio del settimanale “Il Gambero Verde” a spese della resistente;
  3. vietando la stampa, la pubblicazione, la distribuzione, la pubblicizzazione e commercializzazione, anche online, del suddetto settimanale.

Il giudice capitolino dopo aver qualificato come marchio forte il segno “Gambero Rosso”, lo ha ritenuto anche un marchio rinomato, atteso che le ricorrenti da oltre trent’anni hanno profuso energie e consistenti investimenti per accreditare il marchio come segno vocato all’enogastronomia d’eccellenza non solo nel mercato dell’editoria internazionale (stampa, internet e tv) ma più in generale anche nel mercato dell’intrattenimento e dell’informazione.

È stata ravvisata anche l’integrazione di una condotta confusoria nel fatto che la resistente abbia utilizzato come titolo del settimanale la stessa identica espressione (Gambero Verde) che costituisce la stringa dei domain names (“gamberoverde.eu” e “gamberoverde.tv”) di titolarità del gruppo Gambero Rosso, integrando così un’ipotesi di violazione di marchio di fatto oltre che una condotta anticoncorrenziale.

Infine, il Tribunale ha rinviato alla successiva causa di merito, per la quale il ricorso era strumentalmente preordinato, la valutazione e quantificazione dei danni, disponendo però sin da subito il sequestro e la descrizione delle scritture contabili della resistente, ex art 129 CPI.

Dott. Marco Botteghi


categoria:Marchi e domain namesNews