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Con sentenza del 18 gennaio, il Tribunale di Roma ha emesso la prima pronuncia in materia di legittimità delle rassegne stampa.

Può sembrare strano vista la rilevanza economica di una simile attività (ricordiamo che, prima di Google, la rassegna stampa era l’unico strumento a disposizione di imprese e professionisti per sapere dove e come si parlava di loro), ma l’attività di rassegna stampa non solo non ha un’apposita disciplina legislativa, ma addirittura non era stata oggetto di precedenti pronunce giudiziali. Ancora più strano, poi, quando si guardano le parti in causa: non new entry del settore, ma da un lato L’Eco della Stampa, società che si occupa di rassegne stampa dal 1901, dall’altro la FIEG, la federazione delle case editrici di giornali fondata nel 1950.

La questione sottoposta al vaglio del Tribunale riguardava la legittimità dell’utilizzazione di articoli di giornale da parte delle società che effettuano rassegne stampa, senza il consenso degli editori, titolari dei diritti di utilizzazione economica dell’opera collettiva.

Il Tribunale affronta la questione partendo dall’esame degli elementi di fatto, ovvero delle modalità in cui viene effettuato il servizio di rassegna stampa e delle sue specifiche caratteristiche, e della normativa di riferimento, in particolare gli articoli 65 e 101 della legge sul diritto d’autore.

L’art. 65 LdA stabilisce al primo comma che “gli articoli di attualità di carattere economico, politico o religioso pubblicati nelle riviste o nei giornali, oppure radiodiffusi o messi a disposizione del pubblico, e gli altri materiali dello stesso carattere possono essere liberamente riprodotti o comunicati al pubblico in altre riviste o giornali, anche radiotelevisivi, se la riproduzione o l’utilizzazione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la fonte da cui sono tratti, la data e il nome dell’autore, se riportato”. Il Tribunale correttamente ritiene che tale disposizione non sia suscettibile di applicazione analogica, e pertanto il limite della riserva di riproduzione (ormai presente in calce a qualsivoglia articolo di giornale) non è estensibile a qualsiasi mezzo informativo, ma riguarda i giornali e le riviste diffuse in qualsiasi forma “rispondendo alla ratio di contrastare possibili abusi concorrenziali integrati dalla ripubblicazione dell’articolo e della sua diffusione al pubblico”, ed è pertanto volta a prevenire atti di concorrenza sleale posti in essere tra soggetti che diffondono lo stesso prodotto rivolto al medesimo mercato.

Ed è qui che risiede la chiave di volta della sentenza, ed il criterio applicato dal Tribunale per dirimere la questione: l’attività di rassegna stampa non è in concorrenza con quella degli editori di giornali, perché si tratta di mezzi informativi diversi, destinati a soddisfare esigenze diverse. In un caso il generale bisogno di informazione, nell’altro uno specifico bisogno individuale per soddisfare il quale la società che fornisce la rassegna stampa opera una selezione, effettuata sulle specifiche richieste del cliente, di articoli già pubblicati, e non destinata alla divulgazione ad un pubblico indifferenziato, ma ad un uso personale e non riproducibile (come tra l’altro espressamente indicato su ogni ritaglio stampa che costituisce la rassegna inviata ai clienti).

Conclude quindi il Tribunale affermando la legittimità dell’attività di rassegna svolta dall’Eco della Stampa, attraverso la selezione di articoli e notizie dopo la pubblicazione, su di un argomento specifico con trasmissione del materiale al cliente, senza diffusione al pubblico.

Avv. Chiara Pappalardo


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