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Intervento chiarificatore della Corte di Cassazione che, a Sezioni Unite, ha emesso la sentenza n. 11748/2019 in materia di ripartizione dell’onere della prova tra il venditore ed il compratore allorché quest’ultimo, facendo valere i vizi della cosa vendutagli, agisca in giudizio per ottenere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo. La questione posta al vaglio della Suprema Corte è se, anche in tema di garanzia per vizi della cosa venduta, valga il principio, enunciato nella sentenza n. 13533/2001 delle SSUU in materia di inadempimento dell’obbligazione contrattuale (ossia che il creditore che agisce per l’adempimento o la risoluzione o il risarcimento del danno, può limitarsi a provare la fonte del suo diritto e ad allegare l’inadempimento della controparte, con conseguente onere di quest’ultima di provare il proprio adempimento) e, quindi, se debba essere il venditore a provare che la cosa consegnata sia immune dai vizi e non invece il compratore a provare l’esistenza dei vizi denunciati. Ebbene le SSUU hanno escluso l’applicazione di tale principio “In materia di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all’art. 1490 c.c.”, ritenendo invece che il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dall’onere di offrire la prova dell’esistenza dei vizi”, con ciò confermando l’orientamento giurisprudenziale tradizionale espresso sino al 2013. Ed infatti, con sentenza n. 20110/2013, la Seconda Sezione della Suprema Corte, tenendo conto del principio espresso nella citata sentenza 13533/2001 e partendo dal presupposto che l’obbligazione del venditore è di risultato (in quanto l’interesse dell’acquirente è soddisfatto con la consegna di un bene che realizzi l’utilità prevista in contratto), aveva concluso che al compratore è sufficiente allegare l’inesatto adempimento o denunciare i vizi o difetti che rendano la cosa inidonea all’uso cui è destinata o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore, mentre è a carico del venditore l’onere di dimostrare di aver consegnato una cosa esente da vizi e difetti. Le SSUU, con la sentenza in esame, hanno invece ritenuto che non possa tenersi fermo il presupposto su cui si fonda il ragionamento svolto nella sentenza n. 20110/13 (ossia che la consegna di una cosa viziata costituisca inesatto adempimento ad una obbligazione del venditore), in quanto, secondo sempre la Corte, la disciplina della compravendita non pone a carico del venditore alcun obbligo di consegnare una cosa immune dai vizi; pertanto, la consegna di una cosa viziata non costituisce inadempimento all’obbligazione di consegna (o di individuazione), bensì “imperfetta attuazione del risultato traslativo promesso”, da cui deriva una “responsabilità contrattuale speciale” a carico del venditore e la conseguente “specialità delle azioni edilizie” a favore del compratore. La questione del riparto dell’onere della prova tra venditore e compratore va, dunque, risolta alla stregua del principio di cui all’art. 2967 cod.civ., secondo cui chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento; pertanto, il compratore, che agisce per la risoluzione o alla riduzione del prezzo, deve provare l’esistenza dei vizi su cui si fonda il suo diritto. Osserva poi la Corte come tale soluzione risulti in linea con il principio della vicinanza della prova e con il canone “negativa non sunt probanda”, dal momento che, dopo la consegna, è il compratore ad avere la disponibilità della cosa, e che la prova dell’esistenza dei vizi è una prova positiva, diversamente da quella (negativa) della loro inesistenza. La Corte rileva, altresì, come la soluzione da essa adottata in materia di compravendita risulti conforme ad analoghe conclusioni cui è pervenuta la giurisprudenza di legittimità in materia della prova dei vizi nell’appalto e nel contratto di locazione, così come alla disciplina dei contratti dei consumatori dettata dall’Unione Europea. Staremo a vedere se il ragionamento delle SSUU convincerà o meno la giurisprudenza di merito e legittimità.

Avv. Rosanna Bisegna  


categoria:Attività d’impresaNews