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news MARCO maggio 2018

Con sentenza n° 9770 del 19.4.2018 la Suprema Corte è intervenuta in materia di diritto d’autore specificando la funzione che il titolo di un’opera (c.d. testata) ha nei confronti dell’opera principale e se la stessa testata abbia o meno il requisito intrinseco del carattere creativo previsto dalla legge sul diritto d’autore (L. n.633/1941).

La vicenda controversa trae origine dal giudizio promosso davanti alla Sezione Specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano dalla G. s.r.l. nei confronti della R. s.p.a. per far accertare gli atti di concorrenza sleale posti in essere dalla convenuta attraverso la pubblicazione nel giugno 2009 della rivista bimestrale “Passione Sudoku”, riproduttiva della testata e dell’impostazione grafica dell’omonimo supplemento pubblicato nel luglio 2007 dall’attrice ed inserito all’interno del noto periodico mensile “Salute Oggi”, edito dalla R. s.p.a.

A sostegno della propria domanda l’attrice ribadiva che nel 2009 la stessa aveva previsto, nel contesto di un nuovo progetto editoriale, il lancio della rivista “Passione Sudoku”, che a differenza della precedente non sarebbe però stata edita da controparte.

In previsione dell’imminente lancio che sarebbe avvenuto comunque entro la fine 2009 l’attrice aveva richiesto al Centro Italiano ISSN (International Standard Serial Number) l’attribuzione del codice ISSN, identificativo delle pubblicazioni in serie; inoltre, la stessa provvedeva ad effettuare la registrazione del medesimo periodico presso il Tribunale Civile di Roma, quale adempimento amministrativo previsto dall’art. 5 della L. 8.2.1948 n° 27.

La Corte di Cassazione, confermando le precedenti statuizioni delle corti di merito, ha ritenuto che “presupposto essenziale per la configurazione dell’illecito anticoncorrenziale confusorio (ex art. 2598 n°1 c.c.) è che il prodotto possegga la capacità distintiva, sia cioè concretamente idoneo a distinguere i prodotti di un determinato imprenditore da quelli del concorrente; ciò accade quando il segno venga percepito dallo specifico pubblico, cui i prodotti sono destinati, come segno distintivo che denota l’origine del prodotto da un determinato imprenditore”.

Nel caso di specie non era possibile riscontrare la capacità distintiva della rivista “Passione Sudoku” edita da G. s.r.l., in quanto detta pubblicazione, al momento dell’uscita di quella di controparte, non era ancora stata diffusa come periodico, trovandosi ancora in fase di elaborazione.

Inoltre, tale capacità distintiva non avrebbe potuto essere acquisita nemmeno attraverso la mera registrazione della testata presso il Tribunale di Roma, avendo tale onere una rilevanza esclusivamente amministrativa, tantomeno con la sola assegnazione del codice internazionale ISSN, peraltro non obbligatorio.

La Suprema Corte precisa che la testata di un’opera non costituisce un bene autonomo, avendo la stessa una funzione strettamente accessoria rispetto all’opera che và ad identificare.

L’orientamento consolidato della Cassazione ritiene infatti che “il titolo del giornale, delle riviste o di altre pubblicazioni periodiche, anche se frutto di un pensiero originale, non costituisce in sé e per sé un’opera dell’ingegno, non avendo una funzione creativa, ma esclusivamente una funzione distintiva: esso, pertanto, non è tutelato come bene autonomo, ai sensi della L. 22 aprile 1941, n. 633, art. 12, ma riceve una tutela esaustiva da parte dell’art. 100 della medesima legge, nella misura in cui individui una pubblicazione, della quale rappresenta il segno distintivo, e solo fino a quando detta pubblicazione effettivamente sussista, non potendo la sua protezione prescindere dall’attuale esistenza dell’opera ed avere la stessa durata prevista dalla L. 633/1941, art. 25, per il diritto sull’opera dell’ingegno” (ex multis: Cass. 17903/2004; Cass. 16888/2006; Cass. 29774/2008).

Infine, la Corte ha escluso che la condotta della convenuta integrasse anche un illecito anticoncorrenziale non conforme ai principi di correttezza professionale (ex art. 2598 n. 3 c.c.), escludendo che fosse stata dimostrata l’esistenza di un disegno criminoso di R. s.p.a. diretto specificamente a danneggiare la concorrente o comunque di una maliziosa ed artificiosa attività concorrenziale.

Dott. Marco Botteghi


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