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I MARCHI STORICI.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio 2020 è stato pubblicato il decreto del MISE 10.01.2020 che – in attuazione dell’art. 11 ter del codice della proprietà industriale – disciplina l’iscrizione di un marchio d’impresa al registro speciale  dei “marchi storici di interesse nazionale” ed individua il logo del marchio storico, cioè una delle seguenti rappresentazioni grafiche:

Il marchio storico non è un titolo di proprietà industriale, ma un riconoscimento che può essere attribuito ad un marchio registrato da almeno 50 anni o, in mancanza di registrazione, utilizzato continuativamente per un ugual periodo, per la commercializzazione di prodotti o servizi “realizzati in un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata al territorio nazionale” (art. 11 ter C.P.I.). In che cosa debba consistere il “collegamento storico” dell’impresa produttrice con il territorio nazionale non viene precisato né dall’art. 11 ter C.P.I., né dal D.M. pubblicato il 24 febbraio. Il criterio potrebbe essere diverso a seconda della natura del prodotto: per l’abbigliamento il luogo di produzione, inteso come manifattura, è sicuramente più rilevante dell’origine del tessuto; per un alimento, invece, sia l’origine della materia prima che il luogo di trasformazione possono influire sulla sussistenza o meno del collegamento. Ma la sussistenza di un collegamento con il territorio nazionale, essendo un requisito richiesto per l’impresa, potrebbe anche prescindere dalla provenienza geografica dei prodotti. Vedremo quale sarà l’orientamento dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, organo competente ad esaminare le istanze di iscrizione di un marchio d’impresa al registro speciale dei marchi storici.

Il marchio d’impresa, per ottenere il riconoscimento di “marchio storico di interesse nazionale”, non deve necessariamente essere un marchio celebre o rinomato: l’uso continuativo per almeno 50 anni, condizione necessaria, non esclude che il marchio sia conosciuto solo nell’ambito di una cerchia ristretta di consumatori abituali di quel prodotto. L’impresa nazionale, titolare o licenziataria del marchio che ambisce alla qualifica di “marchio storico”, deve però essere – oltre che un’impresa produttiva, e non meramente commerciale – anche un’impresa “di eccellenza”, altro termine metagiuridico ed estremamente opinabile.

In ogni caso, qualora l’istanza di iscrizione di un marchio al registro dei marchi storici di interesse nazionale sia accolta, il titolare (o licenziatario) del marchio ha facoltà di utilizzare il logo più sopra riprodotto per finalità commerciali e promozionali, affiancandolo al proprio marchio, senza alterarne la riproduzione (art. 6, comma 1, D.M. 10.01.2020). Tale uso è consentito unicamente per i prodotti e/o servizi “cui si riferisce il marchio iscritto nel registro speciale” (art. 6, comma 2, D.M. 10.01.2020). L’iscrizione al registro speciale è illimitata e non è soggetta a rinnovo (art. 4 D.M. 10.01.2020). Ne consegue che, una volta iscritto nel registro speciale, il “marchio storico” resta tale a prescindere dal mantenimento in vita dei requisiti qualitativi che gli hanno consentito questo riconoscimento, e cioè la natura produttiva dell’impresa, il suo carattere di eccellenza, il collegamento con il territorio italiano. Il D.M. 10.01.2020, infatti, oltre a non disporre alcun obbligo di rinnovo dell’iscrizione a carico del titolare, non prevede nemmeno un controllo da parte dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – motu proprio o su istanza di terzi – per verificare che il “marchio storico” continui ad averne le caratteristiche. La cancellazione dal registro speciale – stando alla disciplina in commento – può avvenire solo su istanza del titolare del marchio o del licenziatario (art.4 D.M. 10.01.2020).

Avv. Pierluigi Cottafavi


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