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Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa 14 febbraio, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge “Disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026 e delle finali ATP Torino 2021-2025, nonché in materia di divieto di pubblicizzazione parassitaria”. Per quanto riguarda i due grandi eventi sportivi, il decreto dovrebbe contenere sia la disciplina organizzativa degli eventi, sia le norme ad hoc a tutela dei segni distintivi dell’evento, tra cui una puntuale disciplina sanzionatoria dei fenomeni di ambush marketing, come già accaduto per le Olimpiadi invernali di Torino e per Expo 2015 a Milano

Il decreto legge introduce una disciplina generale in tema di ambush marketing, che fino ad oggi – fatte salve le varie normative speciali e temporanee di cui si è detto sopra – era stata repressa ricorrendo alle norme generali in materia di concorrenza sleale e di tutela dei segni distintivi.

Da quanto abbiamo potuto apprendere, non essendo ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge, la disciplina dell’ambush marketing introdotta non presenta grandi differenze rispetto al testo del disegno di legge che era circolato alla fine del mese di gennaio, e – come era si era osservato in relazione al disegno di legge –introduce alcune novità sotto il profilo sanzionatorio.

Il decreto vieta le attività di “pubblicizzazione parassitaria”, ovvero quelle poste in essere in occasione di eventi di rilevanza nazionale od internazionale (sportivi, fieristici o spettacoli), non autorizzate dagli organizzatori e finalizzate ad ottenere un vantaggio economico o concorrenziale. Queste attività sono elencate, e comprendono il creare un collegamento con i segni distintivi degli organizzatori idonei a far credere – contrariamente al vero – di essere sponsor dell’evento; a ciò si unisce il divieto di presentarsi come sponsor, anche in questo caso contrariamente al vero. Vengono anche espressamente vietate le attività di promozione di un marchio o di un’impresa effettuate nel corso degli eventi, nei luoghi dove questi si svolgono, o nelle loro immediate vicinanze. Viene infine vietato l’uso di segni distintivi per contraddistinguere prodotti o servizi idonei a creare confusione con i segni distintivi degli eventi.

Le condotte descritte nel d.l. sono tratte da casi di ambush marketing già verificatisi: pensiamo ad esempio a quanto accaduto durante i mondiali di calcio Fifa del 2010 in Sud Africa, che annoverava tra gli sponsor ufficiali  Budweiser. Durante una partita della nazionale olandese (la cui maglia è di colore arancione) delle giovani hostess della birra olandese Bavaria  si sono alzate improvvisando una breve coreografia, tutte vestite di arancione. Il Sud Africa, in occasione dei mondiali di calcio, aveva introdotto una disciplina temporanea particolarmente repressiva, e le giovani hostess – per un breve periodo – vennero anche arrestate.

Tutte le condotte contenute nel decreto legge erano già illecite ai sensi della disciplina della concorrenza sleale (perché, a seconda dei casi, costituiscono atti confusori, appropriazione di pregi o comunicazioni ingannevoli), oltre che ai sensi della disciplina in materia di marchi. Ed è appunto sotto questo profilo che rientra quella che a mio avviso è la principale novità del d.l. Tali condotte, infatti, adesso sono anche punite con una sanzione amministrativa, da 500.000 euro a 2.500.000 euro; competente ad accertare e irrogare la sanzione è l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Si tratta di sanzioni significative, soprattutto per quanto riguarda il minimo edittale, che è estremamente elevato: ricordiamo infatti che in materia di pratiche commerciali scorrette l’AGCM può irrogare sanzioni che arrivano sì fino a 5 milioni di euro, e quindi il doppio di quanto previsto per l’ambush marketing, ma che il minimo edittale è di 5.000 euro.

Pare che il decreto presenti alcune criticità, soprattutto a livello di collocazione sistematica, non solo con le norme a tutela dei segni distintivi e della leale concorrenza, ma anche con le disposizioni del codice del consumo in tema di pratiche commerciali ingannevoli: mi riservo di approfondire l’argomento non appena verrà pubblicato il testo in Gazzetta Ufficiale, su questa newsletter.

Avv. Chiara Papppalardo


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