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ITALIAN GRAFFITI

immagine Santi articolo aprile '19

Ha appena chiuso i battenti la mostra del Mudec sulle popolarissime opere dell’anonimo street artist inglese Banksy, che si lascia dietro strascichi giudiziari che hanno avuto ampia eco sulla stampa nazionale, così contribuendo al successo dell’esposizione milanese.

Su ricorso della società che gestisce i diritti di proprietà industriale di Banksy, il Tribunale di Milano con ordinanza del 15.1.2019 ha inibito agli organizzatori della mostra l’ulteriore commercializzazione e diffusione dei prodotti di merchandising (agendina, quaderno, cartolina, segnalibro, gomma) che riproducevano il marchio registrato “Banksy” senza la sua autorizzazione.

Il Tribunale ha avuto modo di affrontare alcune questioni che riguardano i diritti d’autore anche se la ricorrente non ha fatto valere nel giudizio in questione tali diritti, bensì la privativa sul marchio denominativo “Banksy”. Il giudice cautelare ha affermato che la street art sarebbe caratterizzata dalla realizzazione di un’opera che comporta da un lato la sua libera esposizione al pubblico e dall’altro la sua natura effimera con conseguente rinuncia alle prerogative proprie della tutela attribuita dal diritto d’autore. A prescindere dalla catalogazione o meno della street art come opera dell’ingegno, nel caso di specie, però, non era stato provato che la società ricorrente fosse anche la legittima cessionaria dei diritti di riproduzione delle opere dell’artista e conseguentemente non poteva aver subito alcun danno dalla lamentata concorrenza sleale perpetrata attraverso la pubblicazione di alcune immagini fotografiche di tali opere nel catalogo della mostra del Mudec.

Si segnala che qualche anno fa lo stesso Tribunale si è occupato di un “writer” nostrano (KayOne), riconoscendo che i suoi murales potessero essere tutelabili come opere dell’ingegno e che le opere plagiarie violassero i suoi diritti d’autore perché presentavano gli elementi stilistici propri della sua personalità artistica, quali il costante utilizzo del colore bianco e grigio, le lettere a stencil, i retini, le trasparenze, le figure di rombi e le linee appuntite, gli spruzzi ad andamento circolare.

Pertanto, mi pare di poter affermare che se i graffiti presentano i caratteri di creatività, originalità, novità e recano l’impronta stilistica del loro autore possono essere tutelati come opere dell’ingegno e la loro natura di opere effimere esposte alla pubblica vista e godimento non dovrebbe comportare per ciò solo la rinuncia ai diritti d’autore su di essi.

Avv. Santina Parrello


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