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Il Tribunale di Verona, in data 19.02.2016, ha emesso un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, ritenendo sussistenti, nel caso di specie, i presupposti per ingiungere il pagamento senza dilazione e ciò in applicazione dell’art. 4 del Decreto Legge n. 132 del 12.09.2014, convertito con Legge n. 162 del 10.11.2014, ossia della recente novella legislativa che ha introdotto, tra le misure urgenti di “degiurisdizionalizzazione” del contenzioso civile, l’istituto della negoziazione assistita per la risoluzione di controversie attinenti a diritti disponibili per cui non sia prevista la mediazione obbligatoria.

Il citato art. 4 stabilisce che l’invito rivolto alla controparte a stipulare la c.d. “convenzione di negoziazione assistita” (ossia l’accordo a “cooperare in buona fede e con lealtà” per comporre amichevolmente la vertenza tramite l’assistenza di avvocati) deve contenere, oltre all’oggetto della controversia, anche “l’avvertimento che la mancata risposta all’invito entro trenta giorni dalla recezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio e di quanto previsto dagli articoli 96 e 642, primo comma, del codice di procedura civile”, ossia, per quel che concerne tale ultima norma, ai fini della concessione dell’ esecutività del decreto ingiuntivo che il giudice deve concedere qualora il creditore fornisca, a sostegno della pretesa monitoria, prove cc.dd. “qualificate” (ossia cambiali, assegni etc..).

Nel caso di specie, il debitore non aveva riscontrato l’invito inoltrato via PEC dal creditore, né aveva pagato la fattura poi azionata in monitorio, nonostante il tempo trascorso dall’invito.

Ebbene, il Giudice di Verona, escluso che l’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita costituisse prova qualificata ex art. 642, primo comma, c.p.c. e che quindi si vertesse in ipotesi di concessione obbligatoria dell’esecutività, ha comunque ritenuto che le predette circostanze di fatto fossero indicative della sussistenza del grave pericolo nel ritardo e che quindi fosse possibile concedere l’esecutorietà del decreto ai sensi dell’art. 642, secondo comma, c.p.c., norma questa che quel requisito del grave pericolo contempla e che – sempre secondo il Giudice – sarebbe stato corretto richiamare nell’art. 4 cit., in luogo di quella di cui al primo comma dello stesso art. 642 c.p.c…

Pur trattandosi di pronuncia di merito, non è escluso che altri Giudici, anche di legittimità, possano fare propria tale interpretazione e che il legislatore provveda, in futuro, a correggere la norma nel senso suggerito dal Giudice di Verona. Nell’attesa di nuovi sviluppi, converrà non sottovalutare gli inviti a stipulare la convenzione di negoziazione che si dovesse, nel frattempo, ricevere, valutando positivamente l’opportunità che il legislatore ci ha fornito di risolvere le questioni “in prima persona”, evitando così di affrontare l’alea di un giudizio terzo nell’ambito di una materia ancora priva di orientamenti giurisprudenziali consolidati.

Avv. Rosanna Bisegna  


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