FTCC | Studio Legale Associato

FTCC

News

sharing eco MARCO

La recente diffusione del modello economico della sharing economy è stata sicuramente agevolata dalla diffusione delle nuove tecnologie e dei social network e in particolar modo dell’impasse che attualmente caratterizza i modelli economici tradizionali.

Condivisione, scambio dei beni, risparmio economico, riduzione dell’impatto sull’ambiente sono solo alcuni degli argomenti vincenti che caratterizzano l’economia della condivisione, rivolta alla sensibilizzazione dei propri utenti verso forme di consumo più consapevoli e attente, basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà.

Sono diversi i settori tradizionali che hanno avuto modo di sperimentare i benefici di tale modello, in particolare: i trasporti, la logistica, il lavoro, i viaggi, l’educazione e non ultima la ristorazione; a tal proposito, il recente ddl n°3258, approvato dalla Camera il 17.01 u.s. e attualmente in discussione al Senato, presenta una disciplina dettagliata dell’attività di ristorazione nelle abitazioni private (c.d. home restaurant).

L’attività di home restaurant permette agli aspiranti chef di condividere una cena a casa propria, inserendo l’evento in una piattaforma digitale (una delle più note è sicuramente Gnammo), dando così la possibilità a coloro che fossero intenzionati a prender parte alla cena di prenotare online l’evento, pagando la tariffa fissata dall’organizzatore.

La recente riforma ha previsto una serie di novità di una certa rilevanza, quali:

  • la prenotazione e il sistema di pagamento avverranno esclusivamente online;
  • proventi annuali non dovranno superare 5.000,00 euro;
  • limite di 500 coperti per anno solare;
  • una comunicazione digitale all’azienda sanitaria locale per consentire l’eventuale svolgimento dei controlli sanitari (non è invece prevista la SCIA);
  • il rispetto delle buone pratiche di lavorazione e di igiene GMP e GHP;
  • la stipulazione di una copertura assicurativa per i rischi derivanti dall’attività stessa, nonché un’ulteriore copertura assicurativa sull’immobile per la responsabilità civile verso terzi;
  • la certificazione dei requisiti di abitabilità degli immobili in cui si esercita l’attività di ristorazione;
  • il rispetto della privacy da parte della piattaforma digitale.

La proposta di legge intende da un lato predisporre maggiori garanzie a tutela dei consumatori, della concorrenza e dell’innovazione, dall’altro presenta significative limitazioni a carico degli operatori del settore, quali: l’imposizione di una soglia degli utili generati annualmente, il rispetto di un determinato numero di coperti per anno solare, nonché il divieto di esercitare tale attività se contemporaneamente si effettuano altre attività di sharing economy; è il caso di chi sfruttando le piattaforme Air BnB o Couch Surfing mette a disposizione degli utenti una camera o un posto letto e allo stesso tempo decida di offrire una cena.

In effetti tali misure, che sembrano mutuate dalla normativa concernete la ristorazione tradizionale, contrastano con un modello che abbraccia l’innovazione, dai confini molto flessibili e che prevede la possibilità di creare relazioni tra settori anche molto diversi fra loro.

Alla luce delle recenti polemiche che hanno accompagnato la regolamentazione di alcune celebri piattaforme digitali, da BlaBlaCar sino alle recenti proposte che hanno interessato Uber e Foodora, rimane una certa insoddisfazione tra coloro che operano nel campo della sharing economy a causa di una regolamentazione disorganizzata e frammentaria dei diversi settori economici che la caratterizzano. Non resta quindi che auspicare che il Senato approvi una legge omogenea, completa e in sintonia con l’intero fenomeno della sharing economy, in grado di recepire correttamente le istanze di sviluppo e innovazione e i benefici economici che tale modello nel suo complesso comporta.

Dott. Marco Botteghi


categoria:Attività d’impresaNews