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Il patent box, argomento già affrontato in questa newsletter nei numeri 2-3-2015 e 26-4-2016, è un regime facoltativo di agevolazione fiscale a favore delle imprese titolari di diritti di proprietà intellettuale che investono in ricerca e sviluppo. È stato introdotto nel nostro ordinamento nel dicembre del 2014 e contempla la possibilità, per le imprese che presentano i requisiti di legge, di escludere dal computo del reddito globale dell’impresa una quota dei redditi derivanti dai beni immateriali per i quali si è richiesta l’agevolazione, ottenendo così un beneficio economico consistente nella riduzione dell’imponibile fiscale.

La peculiarità del Patent Box consiste nella possibilità di gestire lo sfasamento temporale che si viene a creare tra il momento di sostenimento dei costi di ricerca e di sviluppo finalizzati al mantenimento e all’accrescimento dei beni immateriali e il momento di effettivo conseguimento dei ricavi. Detto disallineamento viene regolato attraverso un sistema di tracciatura che consente (anche se l’impresa non ha ancora optato per il regime agevolato) di memorizzare le perdite generate dal bene immateriale a partire dall’anno 2015, le quali verranno poi compensate con i ricavi al momento dell’esercizio dell’opzione.

L’opzione comporta quindi una compensazione dei ricavi e delle perdite formatisi nei periodi antecedenti il suo esercizio, determinando così un inevitabile vantaggio fiscale per tutte quelle imprese che richiedono l’agevolazione nei primi anni, non dovendosi considerare i costi sostenuti prima del 2015.

Prima dell’introduzione della riforma del Patent Box, l’opzione era esercitabile per un periodo di cinque anni rinnovabili per i seguenti beni immateriali: i marchi depositati (ad esclusione quindi dei marchi di fatto), i brevetti per invenzione, le invenzioni biotecnologiche e i relativi certificati complementari di protezione, i brevetti per modello di utilità, i brevetti e certificati per varietà vegetali, le topografie di prodotti a semiconduttore, il software protetto da copyright, i disegni, i modelli e segreti industriali giuridicamente tutelabili.

La revisione del regime di tassazione del reddito agevolabile, disposta con decreto ministeriale 50/2017, convertito con modificazioni nella legge 96/2017, ha determinato l’uscita dei marchi d’impresa dal campo di applicazione del regime agevolativo del Patent box. Si è così resa necessaria l’introduzione di una disciplina volta a dettare delle norme di coordinamento che permettano di salvaguardare le opzioni sui marchi d’impresa esercitate prima della riforma.

A tal proposito è stata introdotta la clausola “grandfathering” che, all’art. 13 DM 28 novembre 2017 prevede la possibilità per tutti i contribuenti che, nei primi due periodi d’imposta successivi all’entrata in vigore del Patent Box (quindi nel 2015 e nel 2016) avevano già presentato l’opzione avente ad oggetto marchi d’impresa, di continuare a fruire della stessa per 5 periodi d’imposta e comunque non oltre il 30 giugno 2021.

Su tale statuizione si era pronunciata l’Agenzia delle Entrate con il principio di diritto n. 11 del 22 marzo, in occasione di un’istanza di ruling obbligatorio avanzata da un contribuente il 31 dicembre scorso con il quale quest’ultimo aveva chiesto di dar seguito, anche con riguardo ad un marchio d’impresa, all’opzione telematicamente esercitata nel corso dell’anno 2015. L’agenzia ha ritenuto dunque di far decorrere il quinquennio a partire dall’anno di presentazione dell’istanza di ruling per tutti i beni immateriali, ad eccezione dei marchi d’impresa per i quali i cinque anni decorrono non già dal 2018, bensì dal 2015 e dal 2016, potendo il contribuente avvalersi della finestra temporale grazie all’esercizio del patent box.

Le opzioni aventi ad oggetto i marchi d’impresa hanno dunque un carattere temporaneo, differendo dal regime di detassazione dei redditi derivanti dagli altri beni immateriali summenzionati.

Dott.ssa Eleonora Carletti


categoria:Attività d’impresaNews