FTCC | Studio Legale Associato

FTCC

News

foto contributo PZZ

Il 6 dicembre 2017 la Corte di Giustizia UE ha definito un’interessante questione in materia di compatibilità con la normativa antitrust di un sistema di distribuzione selettiva volto a proteggere l’immagine di lusso dei prodotti, e di clausole che vietino al distributore di vendere i prodotti su Internet tramite imprese terze riconoscibili dai consumatori.

La questione è stata sollevata in via pregiudiziale nell’ambito di una controversia promossa in Germania da Coty Germany GmbH, noto fornitore di prodotti cosmetici di lusso, nei confronti del suo distributore autorizzato, Parfümerie Akzente GmbH. Quest’ultimo, in particolare, ha rifiutato di accettare una modifica del contratto di distribuzione selettiva in essere con Coty, in base alla quale i distributori selezionati – oltre a dover rispettare determinati (ed invero usuali) obblighi con riferimento alle dotazioni e all’arredamento dei punti vendita brick and mortar  – avrebbero potuto vendere i prodotti oggetto del contratto su Internet esclusivamente tramite una “vetrina elettronica” del negozio autorizzato, con divieto di avvalersi in maniera riconoscibile di imprese terze non autorizzate da Coty (vale a dire di piattaforme online di massa, quali ad esempio Amazon e Alibaba). Coty ha quindi agito giudizialmente per impedire a Parfümerie Akzente di continuare a vendere i prodotti oggetto del contratto tramite la piattaforma amazon.de. In tale giudizio, il distributore ha contestato le pretese di Coty, ritenendo che il sistema di distribuzione selettiva realizzato da quest’ultima si ponesse in contrasto con la normativa antitrust, e in particolare con l’art. 101 TFUE e con il Regolamento UE n. 330/2010.

Con riferimento alla liceità di un sistema di distribuzione selettiva volto a proteggere l’immagine di lusso dei prodotti, la Corte di Giustizia – richiamando un suo precedente giurisprudenziale (CGUE, 23.04.2009, Copad, C-59/08) – ha evidenziato che la qualità dei prodotti di lusso non risulta solo dalle loro caratteristiche materiali, ma anche dallo stile e dall’immagine di prestigio che conferisce loro un’aura di lusso; tale aura costituisce un elemento essenziale di detti prodotti, e un danno alla stessa può compromettere la qualità dei prodotti. Pertanto, la Corte ha statuito che un sistema di distribuzione selettiva di prodotti di lusso finalizzato, primariamente, a preservare l’immagine di lusso di tali prodotti è conforme alla normativa antitrust, a condizione che sussistano determinate condizioni, e in particolare che la scelta dei rivenditori avvenga secondo criteri oggettivi d’indole qualitativa, stabiliti indistintamente per tutti i potenziali rivenditori e applicati in modo non discriminatorio, e che i criteri definiti non vadano oltre il limite del necessario.

Con riferimento invece al secondo profilo – compatibilità con la normativa antitrust di clausole che vietino al distributore di vendere i prodotti su Internet tramite imprese terze riconoscibili dai consumatori – la Corte di Giustizia ha evidenziato che nel caso di specie:

1)            la clausola proposta da Coty è oggettiva ed uniforme, e si applica indiscriminatamente nei confronti di tutti i distributori autorizzati dei suoi prodotti di lusso;

2)            l’obbligo di vendere su Internet solo attraverso i negozi online del distributore autorizzato e il divieto di servirsi in modo riconoscibile di piattaforme terze garantiscono al fornitore che, nell’ambito del commercio elettronico, i prodotti siano ricollegati unicamente ai distributori autorizzati;

3)            il divieto imposto al distributore consente al fornitore di controllare che i prodotti di lusso siano venduti online in un ambiente corrispondente alle condizioni qualitative che esso ha concordato con i distributori autorizzati;

4)            la circostanza che i prodotti di lusso siano venduti unicamente nei negozi online dei distributori autorizzati, contribuisce ad attribuire e mantenere un’immagine di lusso tra i consumatori;

5)            il divieto imposto ai distributori selezionati non si spinge oltre quanto necessario per raggiungere l’obiettivo prefissato – tutelare l’immagine di lusso del prodotto oggetto del contratto – poiché non vieta in assoluto la vendita su Internet, ma solo quella che avvenga tramite piattaforme terze che operano in modo riconoscibile; con la conseguenza che ai distributori autorizzati è consentito vendere online i prodotti oggetto del contratto sia mediante propri siti Internet sia tramite piattaforme terze non autorizzate, purché l’intervento di queste ultime non sia riconoscibile dal consumatore.

Alla luce di tali considerazioni la Corte di Giustizia ha affermato che una clausola contrattuale che vieta ai distributori autorizzati di un sistema di distribuzione selettiva di prodotti di lusso finalizzato, primariamente, a salvaguardare l’immagine di lusso di tali prodotti, di servirsi in maniera riconoscibile di piattaforme terze per la vendita a mezzo Internet dei prodotti oggetto del contratto, non è contraria alla normativa antitrust purché tale clausola (come nel caso di specie) sia diretta a salvaguardare l’immagine di lusso di detti prodotti, sia stabilita indistintamente e applicata in modo non discriminatorio, e sia proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito.

Per finire, la Corte ha evidenziato che clausola introdotta da Coty non vieta di avvalersi di Internet come modalità di commercializzazione dei prodotti oggetto del contratto, e che non appare possibile delimitare, in seno al gruppo di acquirenti online, i clienti di piattaforme terze. Inoltre, il contratto di distribuzione selettiva proposto da Coty consente, a determinate condizioni, ai distributori autorizzati di fare pubblicità via Internet su piattaforme terze e di utilizzare motori di ricerca online; con la conseguenza i clienti sono posti in grado di trovare l’offerta Internet dei distributori. Per tali motivi la Corte ha ritenuto che – nella specie – il divieto imposto ai distributori con riguardo alle vendite online non costituisce una restrizione della clientela, né una restrizione delle vendite passive agli utenti finali, ai sensi dell’articolo 4, lett. b) e c), Reg. UE 330/2010.

Avv. Carlo Polizzi


categoria:News