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L’emergenza sanitaria scoppiata a marzo ha bloccato, per oltre un mese, il sistema giudiziario e, tuttora, l’attività è in fase di stallo e stenta a ripartire. Infatti, la fine del periodo emergenziale è prevista per il 31 luglio prossimo, salva ulteriore proroga. Nel tempo, si sono susseguiti innumerevoli provvedimenti legislativi tesi a regolare la situazione e a cercare di contenere i danni, consentendo – nei limiti del possibile – l’accesso alla giustizia ed individuando dei procedimenti di trattazione necessaria che attengono, perlopiù, a diritti fondamentali della persona.

Ho cercato di monitorare via via questi provvedimenti, scorporando le disposizioni relative al campo civile  del quale mi occupo – in particolare a sospensione dei termini e svolgimento delle udienze – per avere un quadro completo dell’evoluzione della normativa di emergenza. Devo ammettere che non è stato così semplice, anche perché alla legislazione nazionale si è affiancata una lunga serie di protocolli stilati dai capi degli uffici giudiziari per il territorio di loro competenza.

  1. Termini. Dapprima, l’art. 83 del D.L. 18/2020, c.d. Decreto Cura Italia (convertito da L. 27/2020), ha sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020. Il termine del 15 aprile è stato poi prorogato all’11 maggio 2020 dall’art. 36 D.L. 23/2020 (convertito da L. 13/2020). Devono intendersi sospesi tutti i termini stabiliti per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali.

In sede di UIBM, é stata prevista la sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi pendenti per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 15 maggio 2020 (ex D.L. 18 e 23/2020).

L’EUIPO, invece, ha previsto la sospensione dei termini in scadenza nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 17 maggio 2020. I termini sono estesi automaticamente al 18 maggio 2020 (aggiornamento del Direttore esecutivo del 29 aprile 2020).

  1. Udienze. Dapprima, l’art. 83 del D.L. n. 18/2020 ha previsto che dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti pendenti fossero rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020. Questo termine è stato poi prorogato all’11 maggio 2020 dal D.L. n. 23/2020 (art. 36).

Secondo lo stesso art. 83, per il periodo emergenziale, ovvero quello compreso tra il 16 aprile e il 31 luglio 2020 (termine così modificato dall’art. 3 DL 28/2020; già 30 giugno 2020), i capi degli uffici giudiziari adottano le misure organizzative necessarie, tra cui la previsione del rinvio delle udienze a data successiva al periodo emergenziale. In ogni caso, l’orientamento maggioritario sembra essere quello di un generalizzato rinvio a ruolo, a data successiva al 31 luglio 2020, di tutte le cause fissate per la trattazione in pubblica udienza in data precedente, sempre che non rientrino nelle eccezioni previste.

  1. Eccezioni. I procedimenti civili di trattazione necessaria, che dunque non possono essere rinviati nel periodo emergenziale, sono elencati all’art. 83, III co., D.L. 18/2020. Si tratta di poche eccezioni, attinenti in ad esempio alla tutela dei minori, ai provvedimenti sull’esecuzione provvisoria, e ai procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela di diritti fondamentali della persona. Inoltre sono esclusi dalla sospensione “in genere, tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti”.
  2. Protocollo Trib. Milano. Per il periodo fino al 31 maggio 2020, tutti i processi civili – ad eccezione di quelli di trattazione necessaria ex art. 83 del D.L. 18/2020 e quelli giunti a precisazione delle conclusioni – sono rinviati a data successiva al 31 luglio 2020. La trattazione di tali procedimenti dovrà avvenire rigorosamente mediante collegamenti da remoto o trattazione scritta. Per il periodo 1° giugno – 31 luglio 2020, verranno trattate tutte le cause indicate nel periodo sino al 31 maggio 2020, con le predette modalità, nonché le udienze di prima comparizione purché in numero limitato, le cause più risalenti che possono esporre lo Stato all’azione di cui alla legge 89/2001 (c.d. Legge Pinto) purché non sia necessario svolgere attività istruttoria. Le altre cause saranno rinviate a data successiva al 31 luglio 2020.

Tirando le somme del discorso, posso dire che il sistema telematico avviato anni fa nel sistema giudiziario civile ci consente fortunatamente lo svolgimento di molte attività da remoto, ma questo purtroppo non basta ad evitare il blocco del sistema. Il punto é che i magistrati, come gli avvocati, possono svolgere una buona parte della propria attività da remoto (studio dei fascicoli, redazione dei provvedimenti etc.) ma le buste telematiche non possono essere lavorate completamente a causa dell’impossibilità di accesso al sistema telematico da parte del personale di cancelleria.

La via per la “dematerializzazione” della giustizia è ancora lunga e tortuosa, ma credo che valga la pena percorrerla perché potremo trarne importanti vantaggi anche quando l’emergenza – quanto prima, si spera – sarà finita.

Avv. Luciana Porcelli


categoria:Attività d’impresaNews