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immagine articolo Santi novembre 2018

Nella nostra professione di avvocati capita a volte di leggere delle sentenze interessanti, non tanto per quello che affermano in punto di diritto, ma perché trattano questioni pratiche che mai avremmo pensato sarebbero approdate in un’aula di tribunale e portate addirittura all’attenzione della Corte di Giustizia UE.

Ecco la storia in breve. C’era una volta un piccolo negoziante olandese creatore di un formaggio spalmabile con panna ed erbe aromatiche che aveva ceduto i suoi diritti di proprietà intellettuale su tale prodotto ad una società, che ne aveva iniziato immediatamente la commercializzazione con discreto successo. Accade ad un certo punto che un’altra azienda abbia la felice idea di produrre per una catena di supermercati nei Paesi Bassi un alimento similare.

Inizia così la guerra in tribunale tra i due concorrenti che si sfidano in cordial tenzone sostenendo l’uno, e contestando l’altro, che ci si trovasse di fronte ad una violazione dei diritti d’autore sul “sapore” del formaggio.

Il primo giudice respinge la tesi, ma la corte d’appello ritiene di sospendere il giudizio in attesa di sapere dalla Corte UE “se l’eventuale instabilità di un alimento e/o il carattere soggettivo dell’esperienza gustativa dello stesso ostino a qualificare il sapore di un alimento come un’opera protetta dal diritto d’autore”.

La risposta al quesito da parte della Corte UE non si fa attendere. La Corte chiarisce che il sapore del cibo non può avere nessuna tutela ai sensi del diritto d’autore sostanzialmente perché, a differenza di quanto accade per un’opera letteraria, pittorica, cinematografica o musicale, non c’è alcuna possibilità di identificare obiettivamente il sapore di un alimento, che si basa essenzialmente su sensazioni ed esperienze gustative soggettive e variabili, che dipendono da condizioni personali dell’assaggiatore, quali la sua età, le sue preferenze alimentari, le sue abitudini di consumo, l’ambiente e il contesto in cui si trovi (cfr. sentenza 13.11.2018 – causa C-310/17).

Che dire? Risposta prevedibile forse, anche se il senso del gusto non è meno importante di altri sensi che ci aiutano nel percepire il valore del carattere creativo, nuovo ed originale di un’opera, quali la vista e l’udito. Per ora le strade sono del tutto sbarrate. Domani, chissà, ci sarà qualcuno che riuscirà a dare forma espressiva al sapore ….

Avv. Santina Parrello


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