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Con la sentenza del 20 dicembre 2017, nelle cause riunite C-397/16 e C-435/16 la Corte di Giustizia ha precisato l’estensione della cd. clausola di riparazione, prevista dall’art. 110 del Regolamento 6/2002 in materia di disegni e modelli comunitari. La norma, com’è noto, prevede che la protezione conferita dai disegni e modelli comunitari non si estenda alla parte del disegno o modello che costituisce una componente di un prodotto complesso allo scopo di consentire la riparazione di quest’ultimo per ricostituirne l’aspetto originario.

La pronuncia prende le mosse dalle questioni pregiudiziali sollevate, nel corso di due procedimenti pressoché analoghi, dalla Corte d’Appello di Milano e  dalla Corte Federale di Giustizia tedesca. I procedimenti principali sono stati instaurati rispettivamente da Audi e da Porsche nei confronti della medesima società, che realizza cerchioni in lega di ricambio per le vetture prodotte dalle case tedesche, per violazione dei rispettivi diritti sui modelli. In entrambi i giudizi, la società produttrice dei cerchioni ha invocato a sua difesa la clau sola di riparazione prevista dall’art. 110 Reg. 6/2002. Le Corti nazionali, rilevando contrasti nella giurisprudenza  sul punto, hanno sottoposto alla Corte di Giustizia alcune questioni pregiudiziali, risolte con la sentenza in esame.

In relazione alla prima questione, relativa all’oggetto della clausola di riparazione, Audi e Porsche sostengono che si applichi solo a quelle componenti di un prodotto complesso dal cui aspetto dipenda il disegno o modello protetto (cd. forma vincolata). La società produttrice di cerchioni, invece, sostiene che l’applicazione della clausola non sia limitata alle componenti la cui forma è vincolata.

Ricorrendo ad un’interpretazione letterale e storica della norma, la Corte di Giustizia sottolinea come il requisito della forma necessaria non sia previsto dalla lettera dell’art. 110; anzi, la genesi della norma illustra come detto requisito sia stato espressamente escluso, proprio al fine di non creare un mercato vincolato delle parti di ricambio.

La seconda questione è invece relativa alle condizioni in presenza delle quali la clausola di riparazione subordini l’esclusione della protezione conferita dal disegno o modello sul prodotto complesso. La Corte ricorda in primo luogo che i cerchioni per autovetture devono essere considerati come componenti di un prodotto complesso, il cui utilizzo è necessario in vista di una normale fruizione del prodotto, dato che la loro mancanza è idonea ad impedirne l’uso. Sottolinea però che la clausola di riparazione prevede la limitazione del diritto sul prodotto complesso solo a quelle componenti necessarie per ripristinare l’aspetto originario del prodotto. Pertanto, rispondendo alla seconda questione, la Corte afferma che la clausola di riparazione si applica a condizione che la componente di ricambio abbia un aspetto identico a quello della componente inizialmente incorporata nel prodotto complesso.

Con l’ultima questione, i giudici del rinvio chiedono se, per potersi avvalere della clausola di riparazione, i fabbricanti dei componenti del prodotto complesso devono provvedere affinché detto componente possa essere utilizzato solo per scopi di riparazione, e nel caso in che modo debbano farlo. La Corte, escludendo che sussista in capo ai fabbricanti dei pezzi di ricambio un obbligo di garantire in modo oggettivo e in qualunque circostanza che le loro componenti vengano utilizzate per un uso conforme all’art. 110, pone in capo a detti soggetti un obbligo di diligenza. Obbligo di diligenza che si estrinseca in obblighi di informazione agli utenti finali, con indicazioni relative alla sussistenza di diritti di terzi sul modello, e in con obblighi contrattuali imposti agli stessi, affinché non destinino ad usi diversi da quelli previsti le componenti di ricambio.

Avv. Chiara Pappalardo


categoria:Brevetti, design, disegni e modelliNews