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Con sentenza 30 gennaio 2020, in causa C-524/18, la Corte di Giustizia ha preso posizione sul rapporto fra indicazioni salutistiche generiche e specifiche.

Come è noto, l’art. 10 reg. 1924/2006 stabilisce al primo paragrafo che le indicazioni sulla salute sono consentite solo se conformi ai requisiti stabiliti dal regolamento stesso, e incluse nell’elenco delle indicazioni autorizzate di cui ai successivi artt. 13 e 14. Il terzo paragrafo dell’art. 10 stabilisce però che è consentito «il riferimento a benefici generali e non specifici della sostanza nutritiva o dell’alimento per la buona salute complessiva o per il benessere derivante dallo stato di salute», ma «soltanto se accompagnato da un’indicazione specifica sulla salute inclusa negli elenchi di cui agli artt. 13 e 14».

La Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul coordinamento fra le due disposizioni dal giudice tedesco, nell’ambito di una controversia relativa alla correttezza o meno delle modalità di presentazione al pubblico di un integratore alimentare, che sul fronte della confezione recava l’indicazione «Vitamine del gruppo B e zinco per cervello, nervi, concentrazione e memoria», mentre sul retro comparivano le indicazioni salutistiche specifiche ammesse dal reg. 432/2012 della Commissione relativamente allo zinco e alle varie vitamine del gruppo B. Appurato che la frase riportata sul fronte costituiva un riferimento generico alla salute, ai sensi dell’art. 10 par. 3 reg. 1924/2003, si trattava in primo luogo di stabilire se l’apposizione, sul retro della confezione, delle indicazioni salutistiche specifiche di cui si è detto soddisfacesse la condizione di liceità stabilita da tale norma.

Al riguardo, la Corte ha innanzitutto precisato che la disposizione del par. 3 dell’art. 10 costituisce deroga al principio generale stabilito dal par. 1, e quindi deve essere interpretata restrittivamente. In quest’ottica, secondo il ragionamento seguito dalla Corte, il termine «accompagnato» impone l’esistenza di un collegamento sia logico («materiale», dice testualmente la sentenza) che visivo fra il riferimento generico alla salute e l’indicazione salutistica specifica che lo legittima. Il collegamento logico sussiste qualora l’indicazione specifica precisi il significato dell’indicazione generica. Il collegamento visivo sussiste quando l’indicazione specifica sia apposta nelle immediate vicinanze del riferimento generico, o anche, in via eccezionale, quando il riferimento generico sia accompagnato da un rinvio esplicito all’indicazione specifica, come un asterisco, a condizione però che questo assicuri, in modo chiaro e facilmente comprensibile per il consumatore, la corrispondenza fra il riferimento generico alla salute e l’indicazione specifica. L’asterisco, spesso ritenuto insufficiente ad evitare l’inganno del consumatore, viene dunque in certo qual modo riabilitato dalla Corte, quanto meno come strumento di collegamento fra due le due diverse categorie di indicazioni sulla salute, quelle generiche e quelle specifiche.

La seconda questione sottoposta all’esame della Corte riguardava la necessità o meno che anche i riferimenti generici sulla salute fossero suffragati da prove scientifiche, secondo quanto dispongono gli artt. 5.1.a e 6 del regolamento, cui l’art. 10 par. 1 rinvia. La risposta è stata affermativa, ma la prova scientifica, secondo la Corte, è offerta dallo stesso collegamento fra il riferimento generico e l’indicazione salutistica specifica richiesta dall’art. 10 par. 3.

Avv. Paolina Testa  


categoria:NewsPratiche commerciali scorrette e aggressive