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La Corte di Cassazione, con la sentenza 3912/19 del 11.02.2019, ha escluso che i CD-ROM abbiano valore di prova legale, in difetto di osservanza delle regole di produzione e conservazione. La Corte ha rigettato il ricorso avanzato dalla Cassa di Previdenza avverso la sentenza della Corte d’Appello di Brescia che aveva confermato la decisione di primo grado con cui era stata accolta l’opposizione  dell’iscritto contro la cartella esattoriale avente ad oggetto contributi previdenziali, ritenendo che la Cassa non avesse provato il credito. Punto di partenza del ragionamento della Corte è l’art. 20 D. Lgs. 7/03/2005 n. 82, Codice dell’amministrazione digitale (che il ricorrente aveva richiamato nel testo previgente la modifica apportata dal D. Lgs. 13/12/2017 n. 217, rilevante nel caso di specie) il quale “prevede, al comma 1, la validità e rilevanza agli effetti di legge della registrazione su supporto informatico conforme alle regole tecniche di cui all’articolo 71. Aggiunge al comma 1bis che l’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità”. La Corte ha quindi affermato che “Il valore di prova legale del supporto informatico è dunque subordinato al rispetto delle regole tecniche di produzione e conservazione, ed in difetto, l’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito di forma scritta ed il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio”. Avendo rilevato che – nel caso di specie – non risultava (né tanto meno era stato anche solo richiamato) il rispetto delle regole tecniche dettate in materia di sistema di conservazione dal DPCM 3/12/2013, la Corte ha riconosciuto che il Giudice di merito, negando il valore probatorio ai supporti informatici in quanto illeggibili, avesse esercitato il potere di valutazione a lui rimesso dalla citata norma. Allo stesso modo, la Corte ha giudicato incensurabile sia il diniego di disporre la CTU sui supporti informatici illeggibili, in quanto adeguatamente motivato dalla finalità esplorativa della stessa (volta, appunto, alla ricerca di “elementi, fatti o circostanze non provati e neppure dedotti”), sia la valorizzazione, in termini negativi sul piano probatorio, dell’inottemperanza della Cassa all’ordine di esibizione dei documenti estrapolati dai CD, in quanto l’art. 116 c.p.c., al secondo comma, attribuisce al giudice il potere di “desumere argomenti di prova” anche “in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo”.

Avv. Rosanna Bisegna


categoria:Attività d’impresaNews