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Qual è la tutela prevista nel nostro ordinamento per un progetto di arredamento di interni? Diverse pronunce di merito hanno affrontato il tema negli ultimi anni (ex multis Trib. Milano, Sez. Spec. Imp., 3.5.2010; Trib. Roma Sez. Spec. Imp. 5.9.2012) senza pervenire, tuttavia, ad una soluzione univoca; da ultimo è intervenuta la Corte di Cassazione (Sez. I, 30.4.2020, n. 8433), in un caso che ha visto coinvolti due famosi brand che producono e commercializzano prodotti cosmetici e di profumeria.

Nel 2005 la Kiko S.p.A. aveva commissionato ad uno studio di architettura la realizzazione di un progetto per l’arredamento interno dei propri negozi, depositando anche il modello n. 91752 con il titolo “Design di arredi di interni per negozi monomarca KIKO Make-up Milano” da utilizzare per i negozi presenti su tutto il territorio nazionale.

Otto anni più tardi, nel 2013, dinanzi al Tribunale di Milano la medesima società agiva nei confronti della concorrente al fine di sentire accertato l’illecito perpetrato da quest’ultima ex art. 2598 nn. 1, 2 e 3, a causa dell’indebita ripresa, nell’allestimento dei suoi negozi, degli elementi caratterizzanti i punti vendita della Kiko, dello sfruttamento del lay-out, frutto di uno studio condotto per anni, e della concorrenza parassitaria, per l’imitazione sistematica delle iniziative commerciali dell’attrice; oltre alla violazione dei diritti esclusivi di realizzazione economica della società committente sul progetto del 2005 ex art. 2 n.5 L. n. 633/1941 (L. A.), con conseguenti pronunce inibitorie e risarcitorie.

Già in primo grado, il Tribunale di Milano (Sez. Spec. Imp. 13 ottobre 2015, n. 11416,) aveva accolto in parte le domande attrici poiché per la scelta e la combinazione complessiva degli elementi di arredo (i.e. ingresso open space, espositori laterali con pareti in cui inserire i prodotti, TV incassate negli espositori ed uso dei colori, bianco, rosa, viola, nero) vi erano elementi tali da rendere il progetto realizzato su commissione meritevole di tutela come opera di architettura ex art. 2 n.5 L. cit., in quanto originale e creativo.  E la società concorrente, nell’arredare i propri negozi aveva sostanzialmente riprodotto con differenze irrilevanti tali soluzioni adottate dalla Kiko, imitando anche altro, come l’abbigliamento delle commesse, il packaging del prodotto, e la comunicazione online, così integrando l’ipotesi della concorrenza parassitaria ex art. 2598 n.3 c.c. con conseguente condanna al risarcimento dei danni per le condotte illecite tenute.

La Corte d’appello (pronuncia 26.3.2016, n. 1543,) aveva condiviso la ricostruzione in fatto ed in diritto del Tribunale, modificando tuttavia il termine per la rimozione degli arredamenti nei locali della società convenuta, da 60 gg a 150, e rigettando gli altri motivi di appello principale ed incidentale. Su ricorso della Wjcon la controversia è giunta alla Suprema Corte che, in primis, ha riconosciuto la titolarità esclusiva in capo alla società Kiko S.p.A. in forza di contratto di commissione, dei diritti di sfruttamento economico del progetto realizzato per l’arredamento interno dei negozi, con l’intento evidente di non consentire ad altre imprese di adottare lo stesso progetto per i loro negozi.

Sul concept store e sul progetto in generale di allestimento d’interni dei negozi, diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente, la Corte di Cassazione ha chiarito che, affinché sia garantita la tutela prevista come opera di architettura ex art. 2 n. 5 L. A, non è necessario che vi sia l’individuazione di una superficie di immobile specifica in cui l’opera si incorpori e di un’organizzazione di tale spazio mediante elementi strutturali fissi, poiché è sufficiente che vi sia una progettazione unitaria di singole componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale e armonico, sempre che il risultato non sia utile alla soluzione di un problema tecnico-funzionale. A ciò la Corte aggiunge che il progetto di architettura di interni non è quindi tutelabile solo nei singoli elementi di cui l’intero progetto si compone, ai sensi dell’art. 2 n. 10 L. A., fattispecie prevista per le opere del disegno industriale che presentino di per sé carattere creativo e valore artistico. E che nulla osta alla possibilità di cumulare la protezione connessa al diritto d’autore, maggiore a livello temporale e riservata a quegli oggetti qualificabili come opere, con la tutela dei disegni e modelli, volta, invece, a proteggere oggetti che presentano una certa utilità ed intesi alla produzione di massa.

Tale ultima visione pertanto si discosta da quanto affermato dalla giurisprudenza di merito finora, che ha riconosciuto tutela all’architettura di interni come opera dell’ingegno solo ove l’arredo fosse inscindibilmente incorporato nell’immobile; e ciò si spiega poiché con il tempo si è ampliata la nozione di architettura, oggi rivolta non più solo al progettare e costruire edifici, ma a creare e modificare tutti gli spazi fruibili all’uomo, tra cui l’ambiente, il paesaggio, la città ed anche gli interni.

Dott.ssa Clarissa Di Lorenzo

 


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