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Lo scorso dieci febbraio il Garante privacy, l’AgCom e l’AGCM hanno pubblicato il rapporto finale dell’indagine conoscitiva sui big data, visionabile a questo link.

Come si legge nell’indagine in questione, con il termine “big data” si fa riferimento alla raccolta, all’analisi e all’accumulo di ingenti quantità di dati, tra i quali possono essere ricompresi i dati personali (nell’accezione fornita dall’art. 4 GDPR), provenienti anche da fonti diverse. Tali dati sono oggetto di trattamento automatizzato, mediante algoritmi e altre tecniche avanzate, al fine di individuare correlazioni di natura probabilistica, tendenze e/o modelli.

L’indagine ha approfondito, anche attraverso audizioni e richieste di informazioni a imprese, associazioni di categoria ed esperti della materia, le nuove sfide che si aprono dall’utilizzo dei big data nel prossimo futuro, fra cui:

  1. a) la centralità del dato, anche come bene economico e l’importanza della sua tutela quale diritto alla riservatezza della persona;
  2. b) l’impatto della profilazione algoritmica e delle piattaforme online sulla concorrenza in vecchi e nuovi mercati rilevanti;
  3. c) la tutela del pluralismo online in un contesto informativo di fake news e hatespeech;
  4. d) la necessità di garantire trasparenza e scelte effettive del consumatore, con particolare attenzione alla tutela dei minori;
  5. e) la protezione dei dati personali anche in ambiti in cui non trova applicazione il GDPR.

Ognuna delle tre autorità ha affrontato il tema in questione nello stretto ambito di propria competenza, ossia il settore delle comunicazioni elettroniche e dei media per quanto riguarda l’AgCom, la protezione dei dati personali per quanto riguarda il Garante e la normativa antitrust e la tutela del consumatore per quanto riguarda l’AGCM.

In particolare, il Garante ha posto l’accento sulle implicazioni etiche derivanti dall’utilizzo dei big data, che a seguito di attività di profilazione particolarmente invasiva potrebbero condurre ad adottare misure discriminatorie per gli interessati. Di qui la necessità di trasparenza dei processi, di rispettare il principio di minimizzazione dei dati e la finalità del trattamento e di adottare misure adeguate di sicurezza (fra cui, ad es., la pseudonimizzazione).

Infine, le autorità hanno assunto l’impegno di istituire un coordinamento permanente tra di loro sul tema dei big data attraverso la sottoscrizione di un memorandum of understanding e hanno delineato le linee guida e le raccomandazioni di policy indirizzate al nostro legislatore, cui hanno rappresentato l’esigenza di promuovere un appropriato quadro normativo che affronti la questione della piena ed effettiva trasparenza nell’uso delle informazioni personali.

 

Avv. Santina Parrello.    

 


categoria:NewsPrivacy e diritti della personalità