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«Poche questioni nel diritto dell’Unione hanno dato luogo a tante decisioni della Corte in un così breve arco temporale come la questione dell’interpretazione della nozione di “diritto di comunicazione al pubblico nel diritto d’autore”».  Così iniziano le conclusioni dell’Avvocato Generale Maciej Szpunar nella causa C‑753/18, decisa dalla Corte di Giustizia con sentenza del 2 aprile 2020. Tra le 20 decisioni tra sentenze e ordinanze rese dalla Corte in materia a partire dal 2005, ricordate dall’Avvocato Generale, quest’ultimo caso pare particolarmente interessante.

La questione pregiudiziale posta alla Corte prende le mosse da due cause insorte in Svezia tra Föreningen Svenska Tonsättares Internationella Musikbyrå u.p.a. e Svenska artisters och musikers intresseorganisation ek. för. (analoghi alla SIAE) e due società di autonoleggio. Le società di gestione collettiva dei diritti lamentavano che queste ultime avessero contribuito alla messa a disposizione al pubblico di opere musicali da parte di terzi, offrendo al pubblico autoveicoli equipaggiati con autoradio, in assenza di autorizzazione e senza corrispondere le dovute royalties. Arrivati all’ultimo grado di giudizio, la Corte Suprema svedese ha sospeso il giudizio, chiedendo alla Corte di Giustizia se «il noleggio di autoveicoli equipaggiati con serie con impianti radio implichi che il noleggiatore dei veicoli medesimi costituisca un utilizzatore che proceda ad una “comunicazione al pubblico” ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29 ovvero, rispettivamente, ad una “comunicazione al pubblico ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115».

Anzitutto la Corte afferma che, in mancanza di dati testuali che facciano ritenere il contrario, le due nozioni di comunicazione al pubblico contenute nelle direttive 2001/29 e 2006/115 debbano essere considerate aventi lo stesso significato.

Entrando quindi nel merito della definizione, la Corte ricorda che – nei numerosi interventi interpretativi di cui si è detto – la nozione di «comunicazione al pubblico» associa due elementi cumulativi, vale a dire un «atto di comunicazione» di un’opera e la comunicazione dell’opera stessa ad un «pubblico». Concentrandosi sul primo di questi elementi, ovvero la nozione di atto di comunicazione, la Corte ha evidenziato il ruolo imprescindibile svolto dall’utente che interviene con piena cognizione di causa per dare accesso al pubblico a materiale protetto. Come rilevato dall’Avvocato Generale l’intervento dell’utente non può essere limitato alla fornitura di attrezzature tecniche che consentono di fruire del materiale protetto. Perché si abbia una comunicazione al pubblico, quindi, l’intervento dell’utente deve necessariamente riguardare il materiale protetto, cioè il contenuto della comunicazione Al contrario, la mera messa a disposizione delle attrezzature non costituisce comunicazione al pubblico.

Richiamati questi principi, bisogna vedere ove si collochi la messa a disposizione del pubblico di vetture accessoriate con apparecchi radio (che ricordiamo essere ormai da quasi vent’anni di serie su qualunque autoveicolo). Queste società si limitano a fornire veicoli, e sono i clienti delle società a decidere se ascoltare o meno le trasmissioni radiofoniche. Inoltre, gli apparecchi radio sono concepiti per poter captare, senza alcun ulteriore intervento, la radiodiffusione terrestre accessibile nelle zone in cui si trovano. L’unica comunicazione al pubblico che si verifica è, quindi, la comunicazione effettuata dagli organismi di radiodiffusione. Non sussiste, invece, alcuna comunicazione al pubblico successiva, segnatamente da parte delle società di autonoleggio. Le società di gestione dei diritti, nell’autorizzare la radiodiffusione dei materiali protetti, hanno dovuto necessariamente tenere conto di tutti gli utenti equipaggiati di apparecchi radio presenti nella zona di copertura della trasmissione, inclusi gli apparecchi radio installati in autoveicoli.

La Corte conclude pertanto che mettendo a disposizione del pubblico autoveicoli equipaggiati con impianti radio, le società di noleggio di autoveicoli non compiono un «atto di comunicazione» al pubblico di opere protette.

Avv. Chiara Pappalardo


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