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Il 28 ottobre scorso l’AGCM ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google ipotizzando un abuso  di posizione dominante nel mercato italiano della vendita di pubblicità on-line ed in particolare dei servizi di intermediazione della pubblicità espositiva sui siti web (c.d. display advertising). Questi servizi, è cosa nota, si basano su un elemento cruciale: la disponibilità in tempo reale dei dati di profilazione dei soggetti destinatari della pubblicità per poterne determinare gli orientamenti di consumo e quindi pianificare la campagna pubblicitaria.

Secondo quanto segnalato da IAB (associazione che riunisce le aziende operanti nel settore della pubblicità digitale), Google – che disporrebbe di un accesso ai predetti dati e di una capacità di tracciamento dei comportamenti degli utenti non replicabili da altre piattaforme – avrebbe posto in essere una condotta commerciale suscettibile di ostacolare i propri concorrenti e di mantenere e rafforzare ulteriormente il proprio potere di mercato nel display advertising, in violazione dell’articolo 102 del TFUE. Più precisamente, Google avrebbe posto in essere delle condotte di discriminazione interna-esterna, a danno di operatori attivi nel display advertising localizzati nel territorio italiano. Un comportamento discriminatorio tra divisioni interne, da un lato, e concorrenti, dall’altro, consistente nella combinazione delle informazioni degli utenti tramite servizi e prodotti nei quali Google detiene una posizione dominante e nel concomitante rifiuto di fornire ai concorrenti gli strumenti (ID e pixel) che potrebbero permettere ai concorrenti stessi di utilizzare le proprie capacità di targhettizzazione e di competere in tal modo con Google, sulla base dei propri meriti e strumenti.

Secondo l’Autorità, le condotte in esame sono idonee ad ostacolare lo svolgimento di una concorrenza effettiva nel display advertising e negli altri mercati interessati, con preclusione dei concorrenti e con conseguenti effetti negativi per il benessere dei consumatori. Dette condotte possono ostacolare significativamente l’ingresso e l’operatività di concorrenti attuali e potenziali, anche esteri, sul mercato nazionale, ed appaiono quindi suscettibili di alterare il commercio tra Stati membri.

L’Autorità ha già condotto accertamenti ispettivi nelle sedi di Google, avvalendosi della collaborazione dei militari della Guardia di Finanza.

Avv. Luciana Porcelli


categoria:Pratiche commerciali scorrette e aggressive