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Un anno di emergenza sanitaria e L’AGCM continua ad intervenire, a tutela dei consumatori, contro gli operatori del mercato che, sfruttando il particolare momento, adottano comportamenti scorretti. L’ultima azione balzata agli onori della cronaca è quella relativa alle mascherine “U-Mask” – quelle in tessuto colorato e la scritta “U”, con un filtro intercambiabile all’interno – che tutti conoscerete, essendo di grande tendenza.

Il 15 febbraio scorso, l’Autorità ha comunicato di aver avviato un procedimento istruttorio, nei confronti delle società U-Earth Biotech Ltd. e Pure Air Zone Italy S.r.l., ritenendo che le attività di promozione e di vendita di queste mascherine vengano svolte con modalità ingannevoli e aggressive, sfruttando indebitamente la situazione di emergenza sanitaria in corso per indurre il consumatore a comprare il prodotto reclamizzato a prezzi elevati (il prezzo della mascherina si aggira intorno ai 33 €).

Secondo l’Autorità, i claims con cui le società enfatizzerebbero l’efficacia, in termini di prevenzione, delle mascherine in questione appaiono in grado di ingannare i consumatori, inducendoli all’acquisto di un prodotto in realtà privo delle caratteristiche e della capacità filtrante pubblicizzata, con conseguente potenziale pericolo per la salute. Sotto questo profilo, al prodotto U-Mask da un lato è attribuita un’efficacia protettiva (per singolo filtro) di 200 ore di utilizzo effettivo o di un anno, che non sarebbe debitamente comprovata; dall’altro, questo tipo di mascherina sarebbe impropriamente comparato con dispositivi di protezione individuale (DPI) rispetto ai quali, secondo la presentazione sul sito web, “U-Mask ha un’efficienza superiore, paragonabile a un FFP3”. Invece U-Mask non è certificata come DPI, ma risulta registrata presso il Ministero della Salute come dispositivo medico di “classe I”.

Vengono inoltre contestate altre omissioni e ambiguità nelle informazioni presenti sul sito in relazione al diritto di recesso, al foro del consumatore, alla garanzia legale di conformità e al meccanismo extra-giudiziale di reclamo e ricorso.

L’Autorità ha contestualmente avviato un subprocedimento cautelare, volto a verificare la sussistenza dei presupposti per la sospensione provvisoria di tale pratica, assegnando alle suddette società un breve termine per la risposta. Si sarebbero tenute, inoltre, verifiche con la Guardia di Finanza presso le sedi delle stesse società.

Si sta spianando la strada per una class action da parte dei numerosi acquirenti delle mascherine?

 

Avv. Luciana Porcelli


categoria:Pratiche commerciali scorrette e aggressive